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di GIAN LUIGI RONDI LA MEGLIO GIOVENTÙ, di Marco Tullio Giordana, con Luigi Lo Cascio, ...




ESCE oggi nelle sale la prima parte di «La meglio gioventù» di cui, venerdì prossimo, si vedrà la seconda, mentre, a suo tempo, il pubblico televisivo ne vedrà sei puntate. Un felice esperimento di cinema più televisione. Lo ha realizzato, come regista, Marco Tullio Giordana («I cento passi»), lo hanno scritto Stefano Rulli e Sandro Petraglia («Il ladro di bambini», «Piccoli maestri»). È una saga familiare che si sviluppa dai primi Sessanta agli ultimi Novanta. Al centro due fratelli, Nicola e Matteo, diversissimi l'uno dall'altro, tanto che uno diventerà psichiatra per liberare i cosiddetti «matti» dai manicomi-prigione, in linea con i dettami di Franco Basaglia, suo maestro, il secondo diventerà poliziotto per difendersi da se stesso. Al loro fianco, una madre generosa, un padre in apparenza egoista, che morirà alla fine di questa prima parte, e, fatti scaturire dai rapporti con ex compagni di studi, gli anni che via via fanno loro da cornice, spesso determinandoli. Questa volta i Sessanta, con l'alluvione di Firenze e la contestazione studentesca, seguiti in Sicilia, per Matteo poliziotto, dagli scontri con la mafia e poi, a Torino, vissuti da Nicola, dedito con ardore alla sua missione, gli albori, nei Settanta, del terrorismo in cui, nonostante abbiano una bambina, comincerà a farsi coinvolgere sua moglie.
Episodi sempre strettamente collegati fra loro perché li guidano, e li colorano, le evoluzioni dei singoli caratteri, non solo quelli dei due fratelli, sempre in primo piano, ma anche quelli solo in apparenza di contorno: i genitori, gli altri parenti, i molti amici, ognuno con il suo segno. Mentre il racconto, dipanandosi; non solo riesce ad alternare, con puntuale misura, le cifre sentimentali con quelle dolorose e drammatiche, in meditata simbiosi, ma spesso anche solo con pochi tratti fa emergere, dagli sfondi, le varie e spesso tormentate pagine di storia italiana, privilegiandovi in mezzo soprattutto le cronache semplici, anche quando di scena c'è Firenze dopo l'alluvione, con i volontari che salvano il salvabile, o Torino con i primi moti studenteschi, esposti soprattutto perché ne emergano le diverse mentalità dei due fratelli. Ora con tensioni, ora in cifre serene, ora, invece, con emozioni laceranti (basterebbe il pianto e l'abbraccio nella notte dei fratelli dopo la morte del padre).
Meriti eguali in tutti gli interpreti. Ciascuno segnato e modificato dal passare degli anni.

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