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di GIAN LUIGI RONDI AAA ACHILLE, di Giovanni Albanese, con Sergio Rubini, Hélène Sevaux, ...



LO SCULTORE Giovanni Albanese ha deciso di diventare anche autore di cinema. Ci ha così raccontato, con scoperti riferimenti autobiografici, la storia di un bambino - l'Achille del titolo — che, affetto da balbuzie, viene mandato a curarsi in un istituto gestito da un anziano terapeuta convinto che quel difetto si guarisca con il «parlar cantando», specialmente se in gruppo. In quello stesso istituto c'è però un medico più giovane che ai metodi lì vigenti preferisce invece il trattamento dei singoli, studiando, nelle loro vite, le ragioni della loro balbuzie. Naturalmente, come si è visto spesso anche al cinema, non solo c'è uno scontro fra i due opposti sistemi, ma alla fine sarà quello del medico giovane ad avere successo.
Albanese, conscio dei pericoli di un esordio e sapendo di essere estraneo al mondo del cinema, si è rivolto, per il testo, a uno scrittore della tempra di Vincenzo Cerami, chiedendo aiuto, per la fotografia a un esperto come Maurizio Calvesi e per le musiche addirittura al Premio Oscar Nicola Piovani. Qualche risultato l'ha raggiunto. La psicologia del piccolo protagonista, presto convinto (e guarito) dai sistemi del medico giovane. Alcune caratterizzazioni, ora buffe ora patetiche, di questo o quel paziente fatto emergere dal coro e, soprattutto, le diverse fisionomie dei due medici, l'anziano fatuo e borioso, l'altro eccentrico, sognatore ma alla fine concreto.
La favoletta, però tende a disperdersi, i suoi snodi narrativi non sono sempre plausibili e i ritmi che dovrebbero legarli hanno tensioni scarse, in equilibrio difficile fra la commedia lieve e una cronaca per ragazzi, volutamente solo gentile. Le ravviva comunque, in mezzo, l'interpretazioni quasi lirica di Sergio Rubini, il medico giovane. L'altro è Paolo Bonacelli.

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