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PICCOLI AFFARI SPORCHI, di Stephen Frears, con Audrey Tatou, Chjwetel Ejiofor, Sergi Lopez, Gran Bretagna, 2002.

Adesso, con impegno saldo e risentito, ci intrattiene su un traffico d'organi nella Londra multietnica di oggi. In un albergo equivoco, luogo d'appuntamenti per prostitute, il portiere di notte nigeriano scopre una attività anche più contro le norme, addirittura la vendita di organi dopo averli espiantati a poveri immigrati in cambio di passaporti o di permessi di soggiorno e di lavoro. Il bene alla fine trionfa, ma Frears, che non ha mai ceduto alla retorica, vi arriva con rigore, facendolo precedere da una descrizione incisiva e spesso lacerante di quegli ambienti in cui, invece, il male sembra sempre vincere: per interessi biechi, per omertà torve, per una serie continua di ricatti turpi.
Personaggi evocati a tutto tondo, ciascuno con i segni giusti, verità svelate a poco a poco, specie le più esecrabili, gli orrori di quegli abominevoli mercati fatti via via scaturire, all'inizio, solo fra le pieghe dell'azione.
Tre figure in contrasto al centro: l'onesto nigeriano (Chiwetel Ejiofor) che riuscirà ad imporsi anche contro quelli che potrebbero essere i suoi privati interessi, un ignobile portiere ispanico (Sergi Lopez) che regge con spietato cinismo le fila di quelle turpitudini e una timida camerierina turca (la francese ormai molto nota Andrey Tatou) che rischia a un certo momento di finire dalla parte delle vittime. Segnano il film e concorrono al suo successo. Per merito anche delle immagini di Chris Menges da cui emerge una Londra mai così nera.
G. L. R.

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