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di DARIO SALVATORI OGGI E DOMANI Rai Sat Show riproporrà per tutto il giorno «Orfeo 9», la prima ...

Un lavoro significativo, che coniugava rock e melodramma, ma non fortunatissimo.
In teatro funzionò molto bene, grazie anche a giovanissimi talentosi che in seguito avrebbero fatto molta strada, come Renato Zero e Loredana Bertè, oppure come il pianista-arrangiatore italo-americano Bill Conti, futuro vincitore dell'Oscar per le musiche di «Rocky»; cattiva sorte per la riduzione cinematografico-televisiva, messa in onda nel 1975 ma a tarda notte. In realtà si trattò di vera e propria censura, forse a causa della tematica hippy-psichedelica o perché il viaggio di Orfeo all'inferno venne sostituito con una esperienza all'Lsd.
Una buona occasione per rilanciare tutta l'attività di questo artista - pochi sanno che il vero nome del padre era Raffaele Schipa, mentre lui si chiama veramente Tito - per la verità alquanto sottovalutata.
Un ritorno, dunque, dopo 30 anni. E prima Schipa aveva portato al Piper «Opera Beat». «È vero - dice Schipa - Provenivo da esperienze teatrali, come aiuto di Giancarlo Menotti e Luigi Squazina. E quella fu la prima volta. Purtroppo Bob Dylan ci negò il permesso di utilizzare i suoi testi. Curiosamente, dopo tanti anni, sono diventato il più apprezzato fra i suoi traduttori».

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