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Un autore divorato dall'ansia di rigenerarsi

Scrittore, giornalista, produttore editoriale e televisivo, ha combattuto la noia e l'assuefazione all'omologazione di un lavoro con una inconfrontabile tenacia. Quando lo si incontra, ci si sente subito dire che vuol cambiare aria, perché dove lavora in quel momento si annoia: e allora giù nuovi progetti, nuove proposte, nuove iniziative. Oblomov, non sa chi sia, Dante avrebbe avuto un bel problema nell'assegnargli un cerchio (nell'Inferno): gli sarebbe stato stretto comunque. Stesso ciclone nell'opera letteraria, tutta di buon livello, con qualche picco e qualche caduta nella vallata, inevitabile: Il franco tiratore (1968), Il mondo nudo (1975), La connivenza, stesso anno, La valle dei cavalieri (1993, Premio Campiello), Il santo peccatore (1995), L'indagine di via Rapallo (1996). E ancora sillogi di poesie: Elogio del disertore (1973), L'utopia del Natale (1972), in cui un cattolicesimo fortemente anticonformista proietta l'autore verso una strenua battaglia, nobile e seria, contro ogni tipo di omologazione politica, culturale, ideologica. Lo spiega nei saggi: Parole incrociate, Guida alla scrittura creativa (1995), Il lungo viaggio di Vittorini (1998), al quale per anni fu molto vicino, e L'immaginazione editoriale, in cui narra, in modo divertito e anche crudele, di quell'ansia di rigenerazione che lo divora. Magari ce ne fossero...
W. M.

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