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Eduardo De Crescenzo: «Io e i suoni una cosa sola»

Mi auguro che la vita sia un'altra. La vita che passa dentro, quella delle emozioni, la più vicina alla verità».
Un cantautore è un artista che mette poesia nella vita o è un uomo che mette vita nella poesia?
«È un uomo che mette vita nella poesia».
Conosce la tristezza?
«Sì, attraverso le note».
È una persona normale?
«Sì. Penso che dovremmo andare tutti verso questa direzione».
Questa vita le piace?
«No, non tanto».
Compositore, cantante, produttore, ma chi è veramente Eduardo De Crescenzo?
«Soprattutto un uomo con tanti difetti e qualche pregio. Sicuramente cerco di rimanere sempre un po' distante dall'uomo pubblico».
Schivo, solitario, ma perché?
«Mi sento un tuttuno con la musica, con lo strumento, con il modo di sentire dell'anima. Tutto ciò mi fa isolare a volte. Non ho mai avuto in regalo giocattoli ma solo fisarmoniche. E crescendo mi sono isolato. Non sono mai stato trattato come un bambino».
Un buon rapporto con i suoi genitori?
«Sì, tranne la contestazione giovanile che penso appartenga un po' a tutti».
Oggi contesta?
«Non sopporto la mancanza di libertà di opinione. Penso sia giusto che in questo mondo ognuno possa scegliere con la propria testa. Capisco che a volte è più conveniente accontentarsi delle idee degli altri. Combatto per la difesa della lealtà che viene sempre meno».
Il successo aiuta a combattere?
«Sono stato fortunato avendo questa naturale predisposizione per la musica e metto lì tutte le mie forze».
Si considera un artista, un musicista o un cantante?
«Assolutamente un musicista».

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