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Una educazione sentimentale temprata sui testi biblici

Quel tipo di ricerca, e di traslato, lo ha positivamente orientato verso una semplicità di eloquio che può anche venir scambiata per sperimentazione (alla rovescia, non sarebbe il primo caso), ma che in realtà deve tradursi in una autentica verità di eloquio. Tutto questo fin dai primi testi, pur con qualche incertezza di fondo: «Non ora, non qui» del 1989 e «Una nuvola come tappeto» del 1991 posseggono questa alternanza, che fa affievolendosi via via in «Aceto arcobaleno» dell'anno successivo, fino a diventare nuova regola di letteratura, ovvero più sotteso autocontrollo in «In alto, a sinistra» del 1994 e soprattutto in «Alzaia» del 1997, finalmente a un triennio di distanza dai precedenti testi, sintomo di una meno affannosa rincorsa al proprio dire. Riprende invece la scansione quasi annuale con «Tu, mio» del 1998 e «Tre cavalli» del 1999 fino ad arrivare al più recente testo che precede di due anni quest'ultimo, «Montedidio» del 2001, misterica rapsodia dedicata a una città che vive come terra promessa, oggetto perenne di odio e di amore, di angoscia e di esilarante allegria. A regolari intervalli, la cura di alcuni classici che sicuramente gli hanno giovato e perciò vanno confrontati con l'azione letteraria in proprio: «Giona», «Ecclesiaste», «Libro di Rut», «Vita di Sansone», quest'ultima fatica del 2002.
W. M.

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