cerca

Nella realtà alternativa tutto è possibile

Con le novelle scritte in quattordici anni Silvia Ballestra racconta le sue malinconie

Un «pacco di gente» chiede denaro per entrare in un locale. Un groviglio di volti, usciti dal guscio dei tic, massifica gli anni di cui è ospite. Un'esibizione di gesti uguali, svogliati, da parte di giovani oziosi in uno «strano Texas marchigiano», e un gran parlare di quel niente di che è gonfia la loro povera giornata terragna riempiono fatti avulsi da un contesto in grado di ordinarli in storie..
Prive di supporto, parole pronunciate per caso e risate come controcanto enfatico sciamano lungo brevi intrecci su cui l'autrice deposita una polvere di malinconia. Ma sembra che la reatà si svolga altrove e che qui, in automobile, in spiaggia, in un interno si attenda qualcuno incaricato di dare inizio a un'autentica vicenda. In questa atmosfera un po' distratta, l'interesse si concentra soprattutto su paesaggi e impressioni turbate: la «prua» di un cimitero sul mare; una piccola giostra con il suo valzer in miniatura; la pallida risacca nella tenebre; un cupo cielo autunnale curvo sulle «marziane geometrie» di quartieri e piazze.
Quando Silvia Ballestra abbandona le incrostazioni, le vignette, gli esercizi calligrafici, allora può isolare aree pensose, sollecite vibrazioni psicologiche: il garagista scrittore che guarda con tenerezza la sua compagna mentre dal cortile salgono voci di ragazzini; l'avvocato Plebani Moroder intento ad amministrare la giustizia in un irreale tribunale per cani.
Eruttivi, con una filigrana di iperboli e visioni, i racconti mischiano richiami letterari e simbologie, privilegiando episodi chiassosi, surriscaldati dal calembour, sintagmi in libertà, ripetizioni di motivi, e invasi da personaggi effimeri, ritagliati per recitare talora parti meccaniche (si veda il disegno di sei lettori, quasi tutti calvi, cinici e disposti a leggere qualsiasi cosa). Si moltiplicano frange di tematiche anomale centrifugate per favorire lo stupore: rabbini che giocano a scacchi con i nazisti; un Califano «tutto Tarzan degli animali»; una «nomenclatura splendida» per camuffare il peso di una polemica ideologica; Carlo Bo e Pampaloni allenatori di una sgangherata squadra di calcio.
Spetta al testo finale (Giovinezza in sedici stanze) il merito di sollevare nettamente il tenore narrativo del volume, con la vocazione intimistica che spinge la scrittura a rappresentare la «silenziosa crisi cosmica» di una vita.
Silvia Ballestra

«Senza gli orsi», Rizzoli205 pagine, 14 euro

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Il tavolo per rilanciare Roma inizia tra le proteste

La straordinaria danza dei delfini al largo di Capri
Incendi, morte e paura: la California devastata dai roghi
Playboy, ecco la villa delle feste di Hefner con le conigliette

Opinioni