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di PAOLO CALCAGNO PROGETTI, laboratori internazionali, collaborazioni sempre più strette ...

E questo dichiarato obiettivo europeo è stato il punto centrale della quinta edizione del Mercato Mondiale dell'Educazione (WEM) che si è tenuto a Lisbona nei giorni scorsi.
Come sempre, il riferimento critico a persone senza alcuna istruzione scolastica è da brividi. Sono ben 875 milioni gli analfabeti del pianeta, mentre la ricerca dell'Unesco 2000, aggiornata dalla World Bank Group al 2002, annuncia che i soggetti privi di istruzione scolastica primaria sono aumentati da 100 a 113 milioni, su un totale di 680 milioni di studenti di tutto il mondo. E non stupisce che il 97% degli studenti privi di qualsiasi grado di scolarizzazione appartenga ai Paesi meno sviluppati.
Nel presentare la ricerca sul Global Education Market, Ronald Perkinson (International Finance Corporation) ha sottolineato l'alta crescita dell'educazione terziaria a distanza: in Canada gli studenti sono 500mila, di cui molti on-line; l'Asia conta 3 milioni e mezzo di studenti, di cui un milione e mezzo seguono i corsi della China Central Radio and Tv University che ne arruola più di 100mila ogni anno; in Russia il 30% di tutti i corsi terziari sono a distanza; in Turchia il 26%; in Tailandia il 37%; nei Paesi dell'America Latina gli studenti dei corsi a distanza sono oltre un milione; in Europa circa 900mila.
In crescita anche l'educazione on-line: in Africa, l'Università Virtuale è condivisa da 34 Università; in Tengtu Cina, all'inizio di quest'anno, si sono connesse 12mila scuole con 6 milioni di studenti; negli Stati Uniti, nel 2002, il 19% di apprendimento privato ha operato on-line. Ed entro il 2025, è prevista una crescita del mercato dell'educazione on-line fino a 150 mila milioni di dollari.
Intanto, è ferma a duemila e duecento miliardi di dollari la spesa globale del mercato dell'educazione.
«Una goccia nel mare - ha commentato la direttrice del Wem, Elaine Legault -. Una cifra enormemente inferiore a quanto si spende nel mondo per armi e guerre. Ma i Paesi dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo dell'educazione) non intendono andare oltre quella cifra. Una cifra che, peraltro, comprende gli stipendi degli insegnanti e le spese per le costruzioni di scuole e università. Si pensi che l'Ocse finora ha speso soltanto 16 miliardi di dollari per lo sviluppo tecnologico nell'istruzione. Qui, a Lisbona, il Wem riguarda i privati, ma almeno abbiamo gettato le basi per un mercato che, sebbene guardi ai profitti, punta a ottenere risultati in tutto il mondo per fronteggiare le gravi carenze del settore».
Ed è un mercato in crescita, come dimostrano le presenze di quest'anno, con 344 società e vari iscritti, in rappresentanza di 70 Paesi. Folta, a Lisbona, la rappresentanza italiana: Giunti, Garamond, De Agostini, Rai, le Regioni Lombardia ed Emilia Romagna e Scienter.

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