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di DARIO SALVATORI AL MAESTRO Lelio Luttazzi serviva un pretesto.

Il pretesto è arrivato sotto forma di swing, il genere preferito dal musicista triestino. Forse stanco di ascoltare lo swing degli altri dal suo eremo a Ceri, campagna romana zona etrusca, Luttazzi ha deciso di tornare, coinvolgendo nientemeno che Mina, con la quale è sempre rimasto in contatto in tutti questi anni. Proprio lui che ha sempre contestato la iperattività discografica della cantante, ha rilanciato con una collaborazione stretta, immediata, di quelle da realizzare subito. A Mina il compito di interpretare un paio di classici di Luttazzi - ma non la celebre «Una zebra a pois» del 1960, che si avvaleva di un testo demenziale di Dino Verde - e probabilmente anche un inedito.
In questo suo ritorno, Luttazzi non poteva ignorare Renzo Arbore, che da anni è diventato portavoce di quell'italianswing tanto apprezzato all'estero. «Sono stato più di un mese negli Stati Uniti - dice Arbore - e ho visto che da quelle parti cominciano ad apprezzare lo swing italiano. Un'importante casa discografica americana mi ha proposto di realizzare versioni inglesi di celebri pezzi italiani dell'epoca. Il problema sarà selezionarli». Arbore interpreterà «Souvenir d'Italie», un brano che Luttazzi scrisse nel 1954 per la rivista «Tutte donne meno io» con Erminio Macario. Appartenente al filone "cartolina", ebbe un grande successo all'estero (da ricordare le versioni di Connie Francis e Perry Como), anche in virtù del titolo civettuosamente francese. Il secondo brano scelto da Arbore è «Quando una ragazza a New Orleans», che Luttazzi scrisse per Jula De Palma nel 1958.
A questa "reunion" non poteva mancare Fiorello, il più giovane del quartetto, da sempre molto attento al repertorio storico, vedasi la riuscita operazione sulle musiche di Renato Carosone. Per lui «Il giovanotto matto», fra le primissime composizioni di Luttazzi. «Francamente non la conoscevo - ammette lo showman siciliano - ma non importa. Adoro quel genere, Luttazzi è stato un maestro di swing e l'operazione mi ha convinto subito».
Ora si spera che il progetto possa convincere qualcun altro. I programmatori radiofonici, per esempio, ma anche la Tv, da anni in attesa di un ritorno di Lelio Luttazzi. Bene, stavolta le premesse ci sono tutte: la voglia di tornare, dei collaboratori più che illustri, un progetto ben articolato e soprattutto tanto swing, proprio quello che manca a molta musica italiana. Per ora, visto che si può swingare anche a ottant'anni, limitiamoci al classico: bentornato maestro!

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