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«CAMERATI IN CAMERA»

Vicende comiche e disperate tra le mura delle case chiuse

Ma la storia delle case chiuse in Italia è, dal punto di vista umano, molto triste, riguardando migliaia di sventurate, che incontrano non poche difficoltà, dopo l'approvazione della legge Merlin, a reinserirsi nella società. È vero solo in parte — titolo e sottotitolo del libro di Gustavo Maria Padiglione sono «a effetto» — che l'indagine è limitata agli anni del fascismo, perché essa abbraccia quasi esattamente un secolo. Quando le «case» furono messe al bando, il 20 settembre 1958, erano trascorsi novantanove anni da quando erano state istituite, nel 1859, per la «ricreazione» di 200 mila soldati di Napoleone III, affluiti in Piemonte per dare man forte a Vittorio Emanuele II e Cavour, nella seconda guerra di indipendenza. Rifluita l'armata francese, le «case» rimasero e furono regolarmentate dal Regno d'Italia.Mussolini — nonostante la personale avversione, per motivi di polizia, non certo di «pruderie» — fece rimanere le cose come stavano. La «maschia gioventù», secondo la retorica del regime, doveva virilmente essere iniziata ai riti di Venere, a parte il fatto che alcuni esponenti del fascismo della prima ora erano tenutari di «case». Indro Montanelli, che giudicava «quelle signore» con molta indulgenza, scrisse, rifuggendo da ogni ipocrisia: «Io vedo soltanto famiglie in cui le lenzuola erano (in genere) pulite solo perché i maschi potevano sporcare quelle dei bordelli, dove peraltro imparavano a fare l'amore senza complessi e timidezze, i bordelli essendo le uniche istituzioni italiane in cui la tecnica venisse rispettata e la competenza riconosciuta». Rimaneva il fatto che lo Stato regolarmentava e «gestiva» alcune migliaia di donne che «facevano la vita». Nel secondo dopoguerra la polemica riarse violenta, anche perché l'Italia arrivava buon ultima ad abolire le «case», dopo Inghilterra, Svizzera, Francia, Belgio. L'esito, lo conosciamo. Ma il problema, col tempo, si è esteso e aggravato. Il fatturato del «mestiere più antico del mondo», da noi, si aggirerebbe sui 25 miliardi di euro all'anno. Fingere di ignorare questa realtà, non ha senso; anche se il solo parlare di una regolamentazione più severa ha scatenato una tempesta di polemiche.
Gustavo Maria Padiglione

«Camerati, in camera!»

Mursia, 133 pagine, 13.80 euro

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