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MY NAME IS TANINO, di Paolo Virzì, con Corrado Fortuna, Rachel McAdams, Franck Crudele, Italia, 2002.

Finché, dopo molte vicissitudini, da lui spesso fraintese, si vedrà espulso dagli Stati Uniti e rispedito a casa.
Un «Candido» alla siciliana, insomma, di cui il suo autore Paolo Virzì, sceneggiatore e regista, ha avuto l'astuzia di svelarci il candore attraverso delle lettere a un amico rimasto in patria che non solo lo sottolineano ma addirittura lo beffano. Come sono beffate con ghiottissima malizia le famiglie americane, quelle di emigrati italiani collegati con la mafia (il segreto che serpeggia lungo tutta l'azione), mettendo da ultimo alla berlina perfino il cinema underground con le schiere esaltate dei suoi cultori.
Con guizzi comici tutti graffi, con personaggi caricaturali uno più colorito (e più colorato) dell'altro. Mentre quel tipo di commedie di cui ormai Virzì si è rivelato espertissimo trova modo di accogliere anche gli spunti di una farsa furbescamente tenuta quasi in sordina, perché il gioco e l'allegria scaturiscano solo dalle sue pieghe. Prodighe, ad ogni svolta, di occasioni felici.
Al centro un attore, Corrado Fortuna, che quando il film l'estate scorsa venne presentato alla Mostra di Venezia era al suo esordio, dopo, di recente, lo si è rivisto in «Perduto amor» di Battiato. Già qui, con Virzì, rivela però mimiche e gesti vitalissimi. Farà molta strada.
G. L. R.

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