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Addio al re dell'immaginazione

Si è spento Alfredo Cattabiani, scrittore e collaboratore del nostro giornale

In questo tormentato periodo, nonostante gli interventi chirurgici, le cure con i loro alti e bassi, ha continuato sempre a scrivere, libri, articoli, con qualche piccola pausa nelle settimane più drammatiche. Negli ultimi giorni, quando andai a trovarlo, faticava anche a parlare. Due erano i suoi crucci: per la moglie Marina che lo assisteva con tanto amore e che avrebbe lasciato nelle difficoltà, e per l'impossibilità, ormai, di leggere e scrivere. Ci si può comportare da eroi senza imbracciare armi.
Lo conobbi mezzo secolo fa quando venne a Roma per un convegno del Centro di Vita Italiana. Benché io fossi più anziano, eravamo fatti per intenderci immediatamente: stesse letture, stesse inclinazioni ideali, stesso amore per lo stile e per la forma, stesso fastidio per la vulgata materialista.
Allora si interessava di una piccola casa editrice torinese, la Dell'Albero, e pubblicò il mio primo libro, «L'uomo in allarme!». Era nato a Torino nel 1937, e fin da giovanissimo sentì la vocazione alla letteratura e al fattivo rispetto della tradizione cattolica. Si laureò con una tesi su De Maistre, che però fu volgarmente contestata dal presidente della commissione Norberto Bobbio, che sbatté in terra con male parole il fascicolo della tesi su un autore per lui intollerabile perché, a suo dire, reazionario: per dire qual era il clima culturale a Torino.
Dopo l'esperienza alla Dell'Albero, fu direttore delle edizioni Borla, dove tra l'altro fondò e curò una bella collana di monografie su scrittori scelti fra quelli immeritatamente sottovalutati o dimenticati. Successivamente fu chiamato a Milano da Edilio Rusconi, editore di un fortunatissimo rotocalco, che voleva investire anche nei libri e scelse come direttore editoriale questo giovane, brillante intellettuale anticonformista. Fu una decisione indovinata: Cattabiani scosse subito il sistema della cultura italiana, dominato dalla sinistra, pubblicando libri di autori italiani e stranieri che fino a quel momento erano tenuti fuori dalla nostra editoria per motivi ottusamente ideologici. Fra gli italiani principalmente Del Noce, il nostro maggiore filosofo cattolico della seconda metà del Novecento, di cui pubblicò il fondamentale, profetico «Suicidio della Rivoluzione». Tra gli stranieri ricorderò Tolkien di cui pubblicò per primo in Italia «Il Signore degli Anelli»: fu un azzardo, Rusconi era perplesso sia per la costosa mole del libro sia perché l'autore era completamente sconosciuto da noi; ma Cattabiani vinse la scommessa, il libro ottenne un clamoroso successo la cui risonanza è tuttora viva.
Le edizioni Rusconi suscitarono scompiglio nella cultura del pensiero unico, che non riusciva a digerirle. La reazione fu implacabile, furono pubblicati articoli infami contro l'attività di Cattabiani, furono azionate tutte le pressioni possibili, finché Edilio Rusconi — suppongo di malavoglia — esonerò il direttore dall'incarico (e da quel momento cominciò il declino della Rusconi Libri, che oggi è estinta). Tuttavia il seme era stato gettato in un terreno che si rivelò subito fertile. Sorsero altre case editrici innovative, come l'Adelphi, che resero più aperta e libera la cultura italiana.
Dopo l'esaltante attività milanese, Cattabiani venne a vivere a Roma, città che lo aveva sempre attratto. I nostri rapporti si fecero più stretti, io fui felice di accogliere i suoi articoli nella terza pagina di questo giornale che allora curavo, e la sua collaborazione a Il Tempo è durata fino agli ultimi giorni. A Roma Cattabiani coltivò intensamente la sua vocazione di scrittore, pubblicando a poca distanza l'uno dall'altro una serie di libri che egli amava definire «storia dell'immaginazione». Ricorderò tra gli altri «Bestiario», «Erbario», «Calendario», «Lunario», «Florario», «Planetario», «Volario», «Zoario» e l'ultimo «Acquario», scritti secondo un modello costante: di ogni soggetto della sua ricerca — un animale, un

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