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Sulla Croisette polemiche proibite

Il giurato Wenders vuole belle storie, non esplosioni ed effetti speciali

Ben quindici componenti del cast, centinaia di giornalisti (cosa che ha richiesto l'utilizzo di una sala più grande), un enorme servizio di sicurezza, per un incontro stampa dove le domande sull'America e sul contrasto Usa-Francia dopo la guerra all'Iraq erano proibite. Prima una domanda rivolta al protagonista Keanu Reeves (nella foto con Carrie Anne Moss e Laurence Fishburne) sui rapporti Usa-Francia alla quale il Neo di Matrix ha risposto diplomaticamente: «Il festival è un momento particolare per celebrare tra noi l'arte, posso dire solo di essere felice di essere qui». Poi ancora un ulteriore intervento più diretto da parte di un giornalista americano («avete avuto riserve nel venire qui?») che il moderatore della conferenza stampa ha pensato bene di stoppare subito: «parliamo del film».
Dal produttore Joel Silver arriva invece una rassicurazione per tutti gli amanti del film: «L'ultimo episodio di Matrix, "Revolutions", scioglierà molte delle domande che gli appassionati si fanno anche se non potrà dare tutte le risposte vista la complicazione della trama». E sempre sull'ultima parte della lotta degli umani contro il perverso sfruttamento della Matrice (uscita prevista a novembre) arriva anche l'annuncio che il finale sarà «davvero strepitoso e proprio per questo ha creato enormi difficoltà tecniche».
Del film, pieno di personaggi i cui nomi si ispirano alla mitologia, dice invece Laurence Fishburne: «In Matrix ci sono cose antiche insieme a un contesto modernissimo. Per quanto riguarda la vecchia mitologia poi ci sono tanti caratteri in cui ognuno si può riconoscere perchè riflette le esperienze che ognuno sta vivendo nella propria vita».
Sulle scene davvero strabilianti per effetti speciali ma anche per sforzo fisico dice Monica Bellucci: «non c'è stata solo la tecnologia ma abbiamo tutti lavorato molto fisicamente come facevano gli attori di una volta». Mentre Keanu Reeves, che nel film è impegnato durante i combattimenti come sempre in incredibili voli, dice con candore: «Volare appeso a un filo è una cosa davvero bella. Il problema semmai è quando si scende perchè sai che sei appeso a un cavo e speri solo che non si rompa».
Ben altre le emozioni proposte dall'autore del «Cielo sopra Berlino». Un'ora e quaranta di sola musica blues. È «The soul of a man» film di Wim Wenders, passato ieri a Cannes nella selezione ufficiale (non in concorso), parte di un progetto voluto da Martin Scorsese che prevede sette film firmati, oltre che dallo stesso Scorsese e Wenders, da Charles Burnet, Clint Eastwod, Mike Figgis, Marc Levin e Richard Pearce. Una carrellata sulla vita di tre dei suoi artisti blues preferiti: Skip James, Blind Willie Johnson e J. B. Lenoir. «Queste canzoni significavano tutto per me - spiega Wenders - Sentivo che c'era più verità in loro che in qualsiasi altro libro avessi mai letto sull'America, o in qualsiasi film avessi mai visto».
Così Wenders, che è a Cannes anche come presidente della Giuria della Camera d'or (premio che va ad un' opera prima), non essendoci che pochissimo materiale di repertorio di questi tre bluesmen di inizi Novecento, ha dovuto ricostruire tutto. Nel filmato ci sono così i principali episodi della vita di questi musicisti, girati in bianco e nero con macchina a manovella («per dare la giusta atmosfera»). A queste credibilissime sequenze si aggiungono le cover di musicisti contemporanei come Lou Reed, Los Lobos, Nick Cave e Marc Ribot.
«Un'esperienza - dice il regista, che ha dedicato alla musica molti dei suoi film (come "Buena vista social club") - che mi ha dato l' opportunità di rendere omaggio a questi artisti che ascoltavo da sempre senza però conoscere molto della loro vita».
Sul suo ruolo nella giuria di Cannes spiega: «Non ho alcuna prevenzione. Mi interessa solo valutare se davvero ci sia in questi film la volontà di dire qualcosa. Non effetti speciali con esplosioni, ma casomai lavori in cu

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