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CANNES — Monica Bellucci e Penelope Cruz subito star alla Croisette.

La Bellucci si è aggirata come una turista in gita con salopette nera e occhialoni scuri a proteggerle la riconoscibile e folgorante bellezza mediterranea: Monica sottovaluta il ruolo di diva «in un'epoca - dice - in cui bastano due foto ritoccate al computer per essere chiamata star. Sento dentro di me un dovere di riconoscenza per questo festival il cui direttore ha saputo mantenere, con grande coerenza, l'idea che Cannes debba essere un grande spazio di vera libertà per il cinema di tutto il mondo. La mia odissea qui, lo scorso anno, con "Irreversible" lo dimostra».
Incoronata da Hollywood dopo «Matrix Reloaded» Monica Bellucci si sente finalmente una star? «Ancor più che in passato - dice - questa idea della diva mi pare futile e la bellezza come passepartout mi appare risibile in un'epoca in cui si diventa star dopo due copertine di giornale e tutte le foto sono ritoccate al computer. Sono cresciuta con il grande cinema italiano e ho ancora negli occhi modelli di dive vere come Silvana Mangano o Claudia Cardinale: donne belle, bellissime, ancora belle per tutte noi ma soprattutto attrice. Ed è questo il mio solo obiettivo. Quanto a Hollywood poi, se i fratelli Wachowski non mi avessero vista in "Malena" di Peppuccio Tornatore forse non mi avrebbero chiamato per "Matrix". A conferma che il cinema è sempre una questione di passione, sorpresa, entusiasmo, amore. Ovvero le cose per cui faccio questo mestiere, le passioni che mi hanno portato a interpretare cinque film diversi nello stesso anno fino a recitare in latino e in aramaico le parole di Maria Maddalena nella "Passione" e diretta da Mel Gibson».
«Impossibile imitare una leggenda». Così, invece, nel segno della modestia, Penelope Cruz ha parlato ieri a Cannes del suo ruolo di Adeline nel remake di «Fanfan La Tulipe» e dell'impossibile confronto con Gina Lollobrigida che lo aveva interpretato nel 1952 insieme a Gerard Philippe. Un film amatissimo dai francesi che non a caso è stato scelto a Cannes come apertura del festival in questa nuovissima versione in stile Hong Kong (almeno per quanto riguarda i combattimenti) con la regia di Gerard Krawczyk («Taxxi 2») e prodotto da Luc Besson e Michele Feller. Vestita semplicemente, giacca grigia e pantaloni neri, l'attrice spagnola (che ha appena finito di girare «Gothika», diretta da Kassovitz, e sta per iniziare le riprese di «Head In The Clouds», di Duigan) ha poi aggiunto che pur nel rispetto dell'edizione del 1952 «insieme a Besson e a Krawczyk abbiamo voluto fare un'altra cosa. Mi sono un po' documentata sul personaggio, ma non eccessivamente e poi - aggiunge - ho girato il film in francese una lingua che conosco poco. Ma odio essere doppiata».
Infine a Penelope Cruz, che si è dichiarata «attrice libera che ama il rischio e che sceglie di lavorare in Usa o in Europa a secondo dei ruoli che gli propongono», non poteva che arrivare la domanda della mancata presenza a Cannes del suo compagno Tom Cruise che molti davano per scontata. Piuttosto infastidita l'attrice ha replicato: «Tom non c'è solo perchè sta lavorando».

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