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Hulk, ennesimo fumetto che promette al cinema incassi super

Una grande famiglia un po' bizzarra, ed in cui accanto ai personaggi di secondo piano («Daredevil», ma soprattutto gli «X Men» del secondo, fiacco episodio) sgomitano i capifamiglia arricchiti da autentici quarti di nobiltà proprio come «Hulk», che vanta tre premi Oscar tra regista (Ang Lee) ed interpreti (Jennifer Connelly e Nick Nolte, ma il mostro verde è l'australiano Eric Bana) o come «L'uomo ragno», che oltre agli attori di primo piano (Tobey McGuire e Willem Dafoe) ed alla regia del maestro del fantasy Sam Raimi esibisce un incasso mondiale da capogiro pari a 800 milioni di dollari.
A capotavola, ovviamente, siedono i due capostipiti, e cioè il «Superman» di Christopher Reeve e Marlon Brando (chissà se qualcuno si ricorda che questo film ha da poco compiuto un quarto di secolo!) ed il «Batman» di Tim Burton e Michael Keaton uscito ormai 15 anni fa.
Due classici del genere, ispirati a fumetti risalenti agli anni '30 ma superati ormai in concezione, effetti speciali e budget dagli storici rivali, i Supereroi della Marvel di Stan Lee, a lungo considerati come un fenomeno minore dalla critica più esigente ed oggi al centro di una vera e propria caccia al personaggio da parte degli sceneggiatori hollywoodiani. Al punto che, salvo la Wonder Woman (eroina non-Marvel al 100%) che avrà il volto di Sandra Bullock, praticamente l'intera scuderia di Stan Lee è entrata di prepotenza nelle «library» delle majors americane come testimoniano i nomi dei Supereroi già opzionati e che stanno per diventare altrettanti film. A cominciare dai «Fantastici Quattro» (acquistati dalla Fox, e per i quali si parla di un cast-bomba composto da George Clooney nei panni di Mr. Fantastic, da Renée Zellweger in quelli di Sue Storm, da Matt Damon nel ruolo della «Torcia» e da John C. Reilly in quello di Ben,la mitica «Cosa»: uscita prevista, fine 2004) fino al leggendario «Thor», Dio del Walhalla, ma anche al fortissimo «Sub-Mariner», senza dimenticare «Iron-Man», «Iron-Fist», «Ghost Rider».
Oltre, naturalmente al sequel di Spider-Man già lanciato dal finale del primo episodio. Con Hollywood è sempre così: ogni film che va bene diventa una serie, poi un filone, infine una miniera. Che fatalmente si esaurisce. Sia perché il pubblico invecchia (i ragazzini di oggi saranno i signori di domani: difficile immaginarli di nuovo in coda per «Spider-Man» 10) sia perché i costi di questi film salgono verticalmente ed in parallelo con gli incassi, peraltro non sempre assicurati (vedi Daredevil ed altri). E poi, diciamolo, c'è una cosa che si chiama noia. Noia di vedere un videogioco sul grande schermo mentre, quello sì, potremmo tranquillamente godercelo in casa. Con la nostalgia di quell'unico Supereroe che Dino De Laurentiis sta sognando di portare sullo schermo da decenni, senza mai riuscirci: Mandrake il mago. Bello, elegante, alto e dinoccolato nel suo frac, Mandrake è un progetto di quelli destinati a far parlare tantissimo pur senza mai vedere la luce. Anzi, forse proprio per questo. L'unico, sia pure per pochi minuti, che ci è risucito è stato Federico Fellini. E tuttavia quel suo Mandrake interpretato per gioco da Marcello Mastroianni in «Intervista» (1987) è a memoria d'uomo l'unico Supereroe che al cinema abbia recitato davvero. Senz'altri effetti speciali che la bravura dell'attore che gli ha dato vita.

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