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Jordan: «Nolte diventerà la canaglia più memorabile della storia del cinema»


Protagonista è Bob (Nick Nolte) che vive all'ombra della malavita di Nizza, in un universo squallido, tra droga e giochi d'azzardo, finchè non decide di fare il colpo del secolo, grazie al genio dei sistemi di sicurezza, interpretato da Emir Kusturica. Nel cast figurano pure Ralph Fiennes, nei panni del ricettatore Tony Angel e Marc Lavoine.
Mr. Jordan, perché ha deciso di realizzare un remake?
«Anche se è ispirato al film francese degli Anni Cinquanta, "Bob il giocatore", la mia storia è stata molto rinnovata e rielaborata - ha spiegato il regista, ieri all'hotel De Russie di Roma -. In realtà, non mi interessava realizzare un remake e quando me lo propose la Warner ero piuttosto perlesso, ma poi scrivendo la sceneggiatura mi sono appassionato alla storia. Il vero protagonista diventa infatti il carattere centrale del film, il risveglio di un uomo al quale va tutto male e solo quando decide di ripulirsi, dentro e fuori, riesce di nuovo ad abbracciare la sua fortuna».
Come è nata l'idea di scegliere Nick Nolte nei panni di Bob il giocatore?
«Nick era perfetto per questo ruolo e sono sicuro che Bob il giocatore diventerà una delle canaglie più memorabili del cinema. Lo incontrai a San Francisco e all'epoca era impegnato in teatro: Nolte è uno dei migliori attori americani, anche se ora tende a scegliere film fuori dal main stream di Hollywood».
Che genere di attrattiva le suscita la mentalità di un giocatore?
«Non amo giocare, mi piace solo il black jack, però mi attrae molto il mito del gioco sebbene contrasti con la mentalità del vero giocatore, che è in genere un contabile, uno che fa continui calcoli di probabilità pur di vincere. Il colpo di fortuna giunge per caso, ma la fortuna bisogna aiutarla e coglierla quando arriva: è proprio questo il senso del film. Le scene del casinò sono state ricostruite nei saloni art decò di Nizza: a Montecarlo ci hanno vietato di girare perché la sceneggiatura offriva un'immagine troppo losca della vita monegasca».
Si parla ormai da tempo di una grande ripresa del cinema europeo: crede che i registi europei potranno diventare concorrenziali con i filmmaker americani?
«L'Europa è in ripresa, ma i film europei sono sempre meno finanziati di quelli americani. L'industria hollywoodiana è enorme ed più facile per un regista di madre lingua inglese lavorare con le grandi major. Italiani o Francesi, a causa della lingua, sono percepiti invece come stranieri e quindi sono meno considerati a Hollywood. Ma persino un irlandese, come me, non è riuscito a girare a Roma il film su Lucrezia Borgia, perchè nessuno ha offerto 70 milioni di dollari per il finanziamento. Scrivo romanzi proprio per non deprimermi quando non lavoro al cinema: ho appena finito il libro "Ombra", una complessa ghost-story».

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