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Beatles in Italy, fu mezzo flop

Ad attenderli due poliziotti e quattro ragazzi che avevano fatto a piedi i 30 chilometri da Roma a Fiumicino. A bordo anche il manager inglese, Brian Epstein, quello italiano Leo Weicher e Gianni Minà che stava seguendo la breve tournèe dei Beatles in Italia. In realtà l'aereo avrebbe dovuto giungere a Roma, verso le due di notte, ma come abbiamo già raccontato su queste stesse pagine più di un anno fa, George Harrison e John Lennon dopo il concerto al Palasport di Genova, erano scomparsi. Dopo molte ore di ricerche frenetiche ricomparvero tranquillamente. «Eravamo andati a vedere il mare», dissero a Brian Epstein che aveva nel frattempo avvertito la Questura.
Quella fra il 25 e il 28 giugno di trentotto anni fa fu l'unica volta che i Beatles si esibirono in Italia. Prima al Vigorelli di Milano, il giorno dopo al Palasport di Genova, infine all'Adriano di Roma. E, sappiamo, quei concerti non ebbero il successo che gli organizzatori speravano. Qualche settimana dopo, il 15 agosto, allo Shea Municipal Stadium di Ney York City , ben 55.600 spettatori, quanti non riuscirono ad averne negli otto concerti italiani, tributarono ai quattro musicisti un trionfo da Guiness dei primati.
Da molto tempo i Beatles non esistono più. Ma le loro strade avevano già preso direzioni diverse già nei primi giorni del 1970, quando una insanabile spaccatura li aveva divisi in fazioni opposte, con Paul McCartney da una parte, John, George e Ringo, dall'altra. «Differenze personali, differenze in affari, differenze musicali» affermò Paul. I quattro si parlavano a malapena e quando Paul telefonò a John per comunicargli la sua intenzioni di lasciare il gruppo, tutto quello che Lennon disse fu: «Bene! E così siamo in due ad essercene fatti una ragione». La causa principale della fine del complesso, che si sciolse definitivamente nell'aprile del 1970, fu ufficialmente dovuta al tentativo di Allen Klein, nuovo manager del complesso,di impedire l'uscita del primo album solistico di Paul McCartney. In realtà , già dopo il matrimonio con Linda Louise Eastman, Paul pensava di abbandonare i suoi compagni, così quando nel marzo la Apple mise sul mercato l'album con in copertina il volto sorridente e simpatico di Paul, la fine del gruppo più importante nella storia della musica pop, veniva sancita.. Nelle storie dei Beatles e di Paul McCartney nessuno ha mai raccontato quale fu l'influenza determinante che Linda ebbe su questa vicenda. Erede dell'impero fotografico Kodak, la ventottenne artista americana, non vedeva con piacere il suo giovane marito essere in realtà il numero due del complesso. La personalità di John Lennon, il suo carisma, la sua straordinaria capacità inventiva, secondo Linda McCartney, non davano a Paul la possibilità di volare con le sue ali.
Cosi dopo i primi due album, «McCartney» e «Ram» firmato, quest'ultimo, anche da Linda, Paul McCartney formò quel suo gruppo che chiamò appunto Wings, cioè Ali. Sono passati più di trent'anni da quel primo album «Wild Life», uscito nel 1971 e la vita e la carriera di Paul McCartney hanno avuto momenti di grande successo, nel 1973 ad esempio, con «Live and Let Die», ma altrettanti drammatici. La morte di John, che lo ha toccato profondamente, la scomparsa di sua moglie Linda, la critica spesso non benevola nei confronti della sua produzione musicale, l'arresto, nel 1980, all'aereoporto di Tokio per possesso di marijuana, la fine, l'anno seguente, del gruppo dei Wings. Gli ultimi dieci anni, Paul li ha passati al vertice come solista, realizzando anche fortunate e intelligenti collaborazioni con Stevie Wonder e Michael Jackson anche se spesso ancora una volta la critica non lo ha risparmiato. Non bisogna mai dimenticare che Paul McCartney ha scritto, con John Lennon, canzoni che possono essere paragonate a quelle che negli anni Trenta

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