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di GIANO ACCAME IERI pomeriggio a Roma, alla Residenza di Ripetta, Massimo Teodori ha presentato ...

Nel sottotitolo Teodori appare convinto d'una continuità «Dall'alleanza atlantica alla guerra contro il terrorismo», ma potrebbe trattarsi di due situazioni ben diverse. Per la vittoria senza combattimenti e senza sangue nella Terza Guerra Mondiale la benedizione alla potenza economico-militare degli Stati Uniti è priva di riserve. Legati da uno stesso interesse a difenderci dal comunismo, abbiamo tratto da entrambe le parti notevoli vantaggi. Gli europei hanno potuto migliorare il tenore di vita delegando agli americani il maggior onere nelle spese militari; mentre gli americani hanno usato gli investimenti del Pentagono per crescere in potenza e aggirare i vincoli di un'economia privatistica finanziando con enormi risorse pubbliche dei settori industriali a elevati contenuti d'avanguardia. Avevamo un problema comune e, sia pur per vie diverse, ne abbiamo ricavato comune tornaconto.
Nella guerra contro il terrorismo il problema è meno lineare di come Teodori lo presenta. Tra Europa e America esistono fortissimi legami di cultura e amicizia, ma non sempre eguali valutazioni e identici interessi. Gli americani, dopo aver bombardato mezzo mondo, considerano evento epocale l'aver dovuto scavare per la prima volta i morti tra le macerie nel cuore di Manhattan. Ne condividiamo il dolore con cristiana partecipazione, ma collocandolo in una serie d'eventi analoghi (e peggiori) accanto a Amburgo, Dresda, Hiroshima, Nagasaki e ai settantamila morti in bombardamenti spesso terroristici che piangemmo in casa nostra, anche a Roma, a San Lorenzo. E, pur deplorando la feroce dittatura di Saddam Hussein, non sentivamo lo stesso bisogno d'esserne difesi dalla superpotenza americana come quando ci minacciava l'Unione sovietica col suo vero arsenale nucleare. Non è da escludere che dal terrorismo islamico ci difendano meglio il Papa e la politica di ragionevolezza svolta nei decenni da Enrico Mattei, da Giulio Andreotti, da Bettino Craxi, coltivando rapporti civili sia con Israele che con gli arabi.
Non avendo motivi nazionali di conflitto, sarebbe sciocco andarceli a cercare sotto la copertura dello scudo americano, che un tempo ci serviva e adesso molto meno. Anche perché il modo angloamericano d'impostare la lotta al terrorismo può attirare più guai di quanti ne scongiuri. A una guerra condotta con mezzi non convenzionali ha poco senso rispondere con giganteschi spiegamenti di portaerei e bombe intelligenti. Le zanzare della malaria sono pericolose, da distruggere, ma sarebbe stupido pigliarle a cannonate. Meglio un più modesto insetticida. Gheddafi diventò più ragionevole dopo che gli americani bombardando Tripoli gli ammazzarono la figlia, una bambina. È persino pensabile che proprio la crudele lezione l'abbia reso moderato. Ma da queste logiche è preferibile tenersi un po' a distanza. Anche perché lì dove l'intelligenza vale più della potenza abbiamo con le nostre pur ridotte Forze armate e il nostro Sismi mezzi sufficienti per difenderci da soli.

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