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di LUIGI DELL'AGLIO APPENA fondata, nel maggio di trecento anni fa, la città che sarà la finestra ...

Il primo è Domenico Trezzini, che disegna il piano di sviluppo della nuova capitale e ne costruisce gli edifici più splendidi, portando in Russia i primi elementi del barocco. Vengono poi Bartolomeo Rastrelli, che fonde il rococò con la tradizione russa, il palladiano Giacomo Quarenghi, autore del teatro dell'Ermitage e dell'Istituto Smol'nyj, Carlo Rossi che si chiamerà Karl Ivanovic Rossi, e Antonio Rinaldi che si occupa di dotare la città di eleganti palazzi all'insegna del neoclassicismo. Così prende forma la «Venezia del Nord», come ha ricordato ieri il ministro degli esteri russo, Igor Ivanov, invitato dal collega italiano Franco Frattini alla presentazione di «Italia per San Pietroburgo», il programma di novanta iniziative culturali per celebrare il terzo centenario della città voluta da Pietro il Grande.
Il capolavoro urbano innalzato dagli architetti italiani incanterà i letterati russi. Alexandr Pushkin s'innamora della luminosità architettonica di San Pietroburgo, dei palazzi che rispecchiano i suoi crepuscoli diafani. Nikolaj Gogol sente che la bellezza della città è tanto raffinata da apparire inafferrabile, come nella «Prospettiva Nevskij»; Fedor Dostoevskij ambienta «Delitto e castigo» tra i canali di San Pietroburgo, illuminati dai lampioni a gas. Grazie alle notti pietroburghesi, attraversate dal luccichìo del fiume Neva, Vladimir Majakovskij dà il timbro giusto ai suoi poemi.
«Perciò sentiamo di conoscerla bene, Pietroburgo, prima ancora di averla visitata. Ci è familiare», scrive il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giuliano Urbani, nel suo intervento in apertura del volume che riassume le iniziative italiane per il tricentenario. Oggi come tre secoli fa, l'Italia è il tramite per l'apertura culturale (e politica) della Russia verso l'Europa. Igor Ivanov ha ricordato il ruolo chiave di San Pietroburgo negli eventi del XX° secolo, dalla rivoluzione all'assedio dei 900 giorni da parte germanica fino alle riforme democratiche degli Anni '90. «Oggi la città è tornata alle sue radici e di nuovo si afferma come un grandissimo centro intellettuale, artistico e scientifico europeo. San Pietroburgo è il volto stesso della cultura russa». Restauri, interventi di valorizzazione urbana, grandi mostre, festival, tournée: il programma italiano è ricco (se ne parla nell'articolo accanto) ma Frattini ha annunciato un'iniziativa del tutto inedita: una rassegna di sculture (anche lignee) e di icone russe del 15°, 16° e 17° secolo, con «pezzi» finora mai usciti dal Paese. «La più vicina a noi, tra le città russe, dove c'è molto del cuore e del genio italiano», come dice Frattini, è il grande palcoscenico della nuova cultura europea. Questa unisce tanti paesi con un patrimonio comune, che dovranno avere anche un comune futuro, gli risponde Ivanov. Molte fra le iniziative de «L'Italia per San Pietroburgo» sono messe in atto da aziende. Il vice-ministro per le Attività Produttive, Adolfo Urso, spiega il ruolo della nuova cultura d'impresa. «Nell'azienda italiana, il valore aggiunto è l'ingegno creativo, perciò l'impresa fa anche cultura».
A San Pietroburgo, nella Piazza del Maneggio saranno collocati i busti degli architetti italiani che sono stati gli artefici della città. Come nota il sottosegretario ai Beni e alle Attività culturali, Mario Pescante, quando Pietro il Grande dà personalmente i primi colpi di ascia perché sorga la città, e chiama Trezzini, nasce tra italiani e russi una «simpatia culturale e umana» che neanche la guerra riuscirà a soffocare.

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