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Scarpati, emozioni a tavola

«Ogni sera al Sistina è come se si ripetesse un rito»

Il tuo punto di partenza emotivo non è sempre uguale. Ogni sera quando la colomba vola e si posa sulla sedia davanti a me è un'emozione fortissima».
Nella vita bisogna sempre aggiungere un posto a tavola?
«Non aggiungere i posti a tavola ai potenti, al servilismo, quando sai che una persona può contare. Aggiungere invece un posto sempre per chi apparentemente non ti serve».
Le sarebbe piaciuto fare il prete?
«Lo faccio, a teatro. Facendo l'attore faccio anche questo, è una possibilità del nostro mestiere».
Preferisce Giulio uomo o Giulio attore?
«In molti casi siamo meglio come attori. L'umanità che prendiamo in prestito da altri personaggi ci arricchisce moltissimo. Come uomo vorrei pretendere un po' meno da me stesso. A volte sono troppo autocritico, vorrei essere meno severo ma non ci riuscirò mai».
È schivo?
«Sì. I fatti privati devono rimanere nella sfera privata. Si è già così esposti in tanti altri modi. Una fetta di te deve rimanere soltanto tua. E poi i personaggi che interpretano parlano di me, delirati del mio carattere».
Ha portato il teatro negli ospedali, nelle carceri, con quale esperienza?
«Un'esperienza felice. Testi normali, Goldoni, Goethe, che creavano discussioni con le persone più vere, umanamente molto profonde».
Farebbe il conduttore televisivo?
«È un altro mestiere. Una tantum forse un'esperienza da fare, ma sicuramente non un programma gestito in tutto e per tutto da me».
La funzione di un attore è più evasione o più riflessione?
«Non accetto la distinzione tra attore serio e attore brillante. Le scelte che faccio tendono proprio ad alternare per sconfiggere le etichette. L'attore ha anche una funzione di mediazione rispetto al pubblico. Un tramite per le persone che vengono a teatro. Con le nostre storie, le emozioni, le riflessioni a volte può esserci una funzione sociale».
Il suo lavoro le dà notorietà, e la notorietà le piace?
«Quello che faccio mi piace molto. La notorietà e tutt'altra cosa. Il mestiere dell'attore è sicuramente il massimo cui si possa aspirare».
È sereno?
«Un attore sereno non è un animale in commercio. Siamo pieni di manie, di ansie. Ogni contrattempo professionale è ingigantito. È la parte più faticosa del nostro mestiere, relativizzare. La sfera privata, i figli, la famiglia aiutano a non vivere soltanto di lavoro».
Conosce la sua parte oscura?
«La comincio a frequentare in alcuni momenti».

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