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LA diciottenne vuole ormai la quarta.

In vero, non piú l'appaga un seno tornito, consono alla naturale corporatura. Ambisce assurgere a pupona dal davanzale screanzato: esige l'orgia delle poppe, a maravigliare il mondo: boys ed invide amiche. Or sono anni (ed ancor oggi) si costumava inturgidire le labbra: straripanti labbrone quali molli argini d'un fiume incontinente. E seguí, poco appresso, la voga dei cocò pomposi e magiloquenti a mo' di colossali melloni: da ondeggiar qua e là nel vortice di fantasticherie coribantiche. Sono lustri, questi, di corpi donneschi iperbolici, non meno imbottiti dei tripli tramezzini che appena ne mordi un verso dall'altro rampolla e schizza lo sbardellato ripieno. Non paia surplus di scetticismo la congettura che tanta brama delle forme butirrose da parte dei giovani risponda alla loro tragica constatazione che non gli è dato d'imbottire il cervello: vuoto affatto: prima misura al piú. Non già che l'abbiano deserto ab origine. È questo mondaccio scannato e bischero degli adulti che gliel'ha reso vacuo. Irremeabilmente. (E. Cav.)

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