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di GIAN LUIGI RONDI L'OSPITE SEGRETO, di Paolo Modugno, con Corso Salani, Ludgero Fortes ...




UN CAMPO profughi in una cittadina costiera del Mediterraneo che potrebbe essere anche in Italia, ma non lo si precisa. Un'orchestrina che suona ballabili, con una donna che canta. Un africano in fuga dal suo paese. Una bella nave alla fonda comandata da un giovane ufficiale in uniforme, anche in questo caso, però, non si mostrano insegne italiane.
L'africano, angariato da gente che si pretende civilizzata, tenta la fuga a nuoto, l'ufficiale, vedendolo in difficoltà, gli getta un salvagente e lo nasconde a bordo, a tal segno impietosito da accoglierlo nella sua cabina, però, dati i regolamenti delle marinerie, come «ospite segreto», portandogli cibo e vestiti.
Una situazione, comunque, che non può durare. L'africano lo capisce e torna a fuggire a nuoto. Ricominciano le sue vicissitudini tra i «civilizzati» che, a un certo momento, rischiano di farlo ritenere un assassino. Scagionato, ma rimpatriato, tornerà a fuggire. Lo si ritroverà nello stesso campo profughi dell'inizio. Adesso, però, a ballare insieme con gli altri al suono dell'orchestrina, c'è anche un ufficiale in borghese. L'incontro con l'africano, la scoperta del suo animo generoso hanno sbloccato tutti i suoi impacci, psicologici e sociali, e ne hanno fatto un uomo libero.
Ci ha rappresentato questo apologo Paolo Modugno privileggiando cifre di cronaca ma, appunto, rileggendole alla luce di una serie di metafore, sia a livello dei singoli, sia nell'ambito di temi corali sempre più presenti nell'oggi, come l'immigrazione clandestina. Forse non tutto obbedisce a logiche severe, nel suo insieme, però, l'avventura (perché è anche tale) ha un suo segno. E si fa seguire.

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