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Nell'ultima fatica dei fratelli Vanzina vizi e virtù dell'italiano medio

Il pranzo che descrive una vita




ANCORA famiglie per il cinema italiano. Dopo "Il più bel giorno della mia vita" di Cristina Comencini e "Ricordati di me" di Gabriele Muccino. Per i fratelli Vanzina, però, Carlo regista, Enrico sceneggiatore, con accenti più ottimistici, nonostante le stesse controversie e gli stessi scontri si propongono a ogno svolta. Lo spunto è dato da un tradizionale pranzo della domenica con cui una vedova ancora piacente (Giovanna Ralli) raccoglie attorno a sé le sue tre figlie con i rispettivi mariti e la prole.
A quello spunto, che già permette di far intuire i problemi che tormentano tutti, se ne aggiunge un secondo, più insolito, un incidente durante il pranzo che provoca alla madre la frattura del femore costringendola a una lunga degenza in ospedale. È durante questa degenza che ci vengono svelati tutti i retroscena di quella famiglia felice solo in apparenza. Barbara (Barbara De Rossi), la figlia maggiore, ha un buon marito ma non avendo avuto figli soggiace a una serie continua di depressioni, Sofia (Elena Sofia Ricci), un'altra figlia, non riesce a far quadrare i bilanci perché il marito, (Rocco Papaleo), un giornalista veterocomunista, si fa sempre licenziare per l'aggressività dei suoi comportamenti. Susanna (Galatea Ranzi) è sposata con un brillante avvocato (Massimo Ghini) che, impenitente donnaiolo, pur amandola, la tradisce a ripetizione.
Per arrivare a un lieto fine per tutti, soddisfatti, pacificati o almeno consolati, i fratelli Vanzina ci fanno attraversare queste vicende con il loro gusto abituale per i racconti. Ora privilegiando il sorriso (in linea con le tradizioni migliori di quella commedia italiana ereditata dal loro papà Steno), ora accettando anche risvolti se non proprio drammatici certo malinconici. Costruendovi in mezzo dei caratteri ciascuno disegnato con intenzioni minuziose e dipanandovi attorno un felice florilegio di situazioni sempre molto abilmente concatenate fra loro, fatte sostenere oltre a tutto, da ritmi, sia dal punto di vista narrativo, sia come modi di rappresentazione, che filano via sempre senza intoppi, pretendendo ad ogni pagina attenzione e consensi.
Con il sostegno, non certo come ultimo merito, di interpreti ciascuno con il suo colore e il suo segno. Senza mai un cedimento. Il cinema italiano quando vince.

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