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di CLAUDIO MONTICELLI PARLIAMO oggi di due complessi che stanno tentando con ostinazione ...

I White Stripes, duo di Detroit formato da Jack e Mag White (Sposi? Fratelli? L'ultima: divorziati) sono arrivati con «Elephant» al quarto cd, senz'altro il più valido e maturo perché rappresenta il vertice del loro percorso artistico. Il segreto della coppia? Un sound di sintesi, che spazia dal rock al pop, dal soul a venature vagamente jazz. Un disco essenziale soprattutto per i giovani che si avvicinano per la prima volta alla musica. Vaghe reminescenze da Lennon e da Neal Young, ballate rock-folk che frullano Bob Dylan, attacchi di chitarra alla Who. Insomma una piccola enciclopedia della musica giovane dagli anni '70 ai giorni nostri. Un consiglio a chi si innamorerà di loro: dopo aver goduto di questo fresco cd andatevi a risentire i "padri" spirituali dei White Stripes: Beatles, Rolling Stones, Patti Smith e magari una certa P. J. Harvey che della Smith ha raccolto il testimone.
The White Stripes «Elephant» - XL Recording/Self
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L'altro gruppo di cui ci occupiamo, gli inglesi Placebo, hanno scelto invece la strada più tortuosa per l'affermazione di mercato. Quella che punta su uno stile e su particolari caratteristiche della proposta musicale. Il trio, (Stefan Olsdal, Steve Hewitt e il front-man Brian Molko, anche loro al quarto cd) è artefice di un rock semplice e lineare impreziosito soprattutto dalla voce di Molko che sin dall'uscita del primo omonimo lavoro, si caratterizzò come una delle più singolari ugole rock di fine secolo. Con toni alla David Bowie, di cui il leader dei Placebo riprende anche l'ambiguità androgina, Molko, dopo un tirato incipit strumentale, diventa assoluto protagonista di questo «Sleeping with Ghost» (dormendo con il fantasma). Detto ciò da notare che White Stripes e Placebo stanno scalando le classifiche di tutto il mondo. Le scelte, evidentemente, sono giuste.
Placebo «Sleeping with Ghost» Virgin

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