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APRIMI IL CUORE, di e con Giada Colagrande e con Natalie Cristiani e Claudio Botosso, Italia, 2002.

Un giorno un uomo, a queste lezioni, si innamora di lei, che lo ricambia. Quando Maria li scopre, fingendo di assecondarli, avvelena lui con la scusa di un brindisi. Continuando subito dopo con altri suoi clienti che però avvelena appena ha concesso loro la sorella. Fino al giorno in cui sarà Caterina a avvelenarla.
Una storia sgradevole. Ne attenuano un po' il fastidio le ricerche di stile con cui l'ha rappresentata la sceneggiatrice regista, Giada Colagrande (anche attrice nella parte di Caterina) esordendo nel lungometraggio dopo molti corti e molti video. Il gelo. Pochi dialoghi, nessuna tensione emotiva. Immagini spesso buie, affidate a composizioni geometriche che privilegiano gli interni per far calare con quelli, su tutto, un clima claustrofobico. Un oggettività di esposizione che volutamente non indaga nelle psicologie, di cui propone le evoluzioni sempre dal di fuori, con un distacco imparziale che sembra tolto dal cinema di Fassbinder, un modello di cui quasi certamente la regista ha tenuto conto. Riproposto nella recitazione che evita, nelle due protagoniste, di lasciar spazio a qualsiasi reazione, anche quando Natalie Cristiani, cede come Maria a una furia omicida che, pur con i suoi effetti bene evidenti, viene lasciata quasi inespressa.
Contrastano però con l'asetticità di questo linguaggio dei riferimenti religiosi tolti all'iconografia classica. Quasi una bestemmia.
G. L. R.

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