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IN SEGUITO alla trasformazione in organismo di diritto pubblico del Centro Internazionale Eugenio Montale, ...

«Si sta trasformando il centro da luogo in cui si discute, si studia e fiorisce la poesia in una sorta di azienda culturale, in cui prevalgono i bilanci, i condizionamenti di leggi e cavilli burocratici - spiega la Spaziani - e questo non è accettabile, rende difficile il vero lavoro culturale, dalla cui passione l'iniziativa era nata 24 anni fa».
Contro la sua burocratizzazione protesta un altro socio fondatore, Mario Luzi, che, considerando finito il suo ruolo, si dimette e afferma: «Rimango pertanto nel rammarico dell'affabile semplicità perduta e rimpiango il sincero e vivo incremento alla lettura e allo studio che Maria Luisa Spaziani era riuscita a imprimere alla vita del Centro e che oggi mi pare soverchiato da comportamenti differenti».
I contributi pubblici al Centro impongono infatti una serie di regole rigide e complicate, a cominciare da un vero consiglio direttivo responsabile dell'amministrazione, che hanno portato allo scontro e all'incomprensione con alcuni soci più recenti, che ora rappresentano legalmente il Centro, da Luigi Manzi a Liliana Favale Amendola, sino al nuovo presidente, l'attore Achille Millo, «ma sono padroni di un guscio vuoto senza più anima - sottolinea con amarezza la Spaziani - perchè non ci sono tutti quei nomi importanti che davano senso e forza al nostro lavoro. I dissidi interni e le difficoltà esterne hanno coinvolto anche il premio e con noi si sono dimessi tra gli altri anche Nicola Crocetti, Marco Forti, Franco Loi, Silvio Ramat, Andrea Zanzotto e Sergio Zavoli, tutti membri della giuria. Un'associazione come la nostra si era sempre basata sull'armonia dei suoi componenti, volti a una creatività fattiva e non doveva invischiarsi in formalismi eccessivi, pratiche burocratiche soffocanti e paralizzanti aziendalismi».
La Spaziani ha sempre gestito tutto in prima persona con gran passione e rimettendoci anche del proprio (la sede del Centro è un suo appartamento che ora - dice - cercherà di riavere con i propri libri e quadri), grazie all'aiuto, la solidarietà e l'appoggio di molti amici importanti e aiuti economici arrivati puntualmente nei continui momenti di crisi.
«Non riesco a comprendere come un'iniziativa letteraria possa essere considerata come un centro di potere attorno al quale suscitare chissà quali retroscena o maneggi o debba essere posto in discussione come si trattasse di un qualsiasi ente burocratico», scrive nella sua lettera di dimissioni Franco Loi, aggiungendo parole che riassumo evidentemente un setimento generale: «Sono molto dispiaciuto dell'esito di un'avventura che avevo subito corso con entusiasmo e nella quale per lungo tempo mi sono ritrovato tra amici».

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