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Esordio dietro la camera da presa per l'interprete di «Solaris»

L'agente Cia Clooney un po' pentito




ANCHE George Clooney passa alla regia. Lo fa, però, con una storia vera che ha dell'incredibile, sceneggiata dal solito Charlie Kaufman ("Essere John Malkowich", "Il ladro di orchide") avvezzo a raccontarci spesso cose inverosimili. La storia vera è quella di Chuck Barris, noto conduttore e produttore televisivo americano fra i Sessanta e i Settanta, diventato un giorno agente della Cia con tanto di licenza di uccidere.
Della sua doppia vita non si sarebbe saputo niente se egli stesso, negli Ottanta, non avesse raccontato tutto in una autobiografia in cui, oltre ad accusarsi di ben 33 omicidi, deplorava la Tv soporifera con cui aveva mietuto successi (fra l'altro aveva inventato "Il gioco delle coppie" e "La corrida" subito imitati qui da noi). Nonostante quella confessione o perché non l'hanno creduto o perché la Cia l'ha protetto, è vivo, vegeto e ricco e Clooney, al momento di portare sullo schermo le sue gesta, ha potuto consultarlo di continuo: per avvicinarsi il più possibile alla sua curiosa verità.
Una verità raccontata sotto due aspetti diversi: da una parte la Tv, con i modi consueti di quegli spettacoli, da un'altra lo spionaggio, rappresentato con la sola novità di ricorrere spesso alla professione del protagonista come copertura per le sue missioni segrete. I viaggi premio delle coppie dei suoi giochi, ad esempio, fatti svolgere in quei Paesi in cui, in piena guerra fredda, la Cia aveva la necessità di eliminare questo o quello.
Due cifre diverse anche di regia: colorata e chiassosa quella degli spettacoli in Tv, con il mondo pittoresco che ruota loro attorno, plumbea, cupa, spesso tutte drammatiche tensioni quella delle avventure spionistiche, scopertamente ripresa da molti film del genere. Si aggiungano dei ricordi d'infanzia, in parte per giustificare il carattere del protagonista, e, con finti sapori documentari, delle interviste quasi autentiche con gente che lo aveva conosciuto.
Troppa carne al fuoco, con la difficoltà non solo di uniformarla dal punto di vista narrativo, ma anche dal punto di vista dello stile. Tutto sommato, però, si tratta di un esordio e se Clooney insisterà con le regie, farà meglio un'altra volta. Il protagonista, comunque non è lui: è il poco noto Sam Rockell, più verosimile della storia che lo ha al centro.

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