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«IL PRANZO DELLA DOMENICA» NEI CINEMA DA VENERDÌ

Seduti a tavola, tutti insieme, si fanno meno paura. Si guardano, curiosi, e si rispettano. Il rispetto: nel cinema italiano non si vedeva da tempo e l'occasione, un'ottima occasione, è l'incontro stampa de «Il pranzo della domenica» il nuovo film (da venerdì prossimo in 100 sale) con cui Carlo ed Enrico Vanzina tornano, dopo il delicato «Il cielo in una stanza», a dire la loro sulla famiglia italiana, una realtà che mai come in questi ultimi anni è al centro dell'attenzione del nostro cinema. «Noi amiamo guardare la gente e raccontarla con un po' di humour - sottolinea Enrico Vanzina - ed in questo caso ci siamo impegnati nel voler dare al pubblico la sensazione di una continuità con la grande tradizione della commedia all'italiana, un vero e proprio fenomeno culturale cui ci sentiamo profondamente legati».
Un tentativo ambizioso. E riuscito. Nel film, la vedova altoborghese Giovanna Ralli è il perno attorno al quale ruotano le vicende delle tre figlie (Galatea Ranzi, Elena Sofia Ricci e Barbara de Rossi, tutte e tre perfettamente in parte) e dei loro mariti, infingardi come Massimo Ghini, testardi come Rocco Papaleo o buoni fino alla semplicioneria come Maurizio Mattioli. Storie che, come ricorda il titolo, si incrociano ogni settimana nel rito del pranzo domenicale. «Personaggi che noi trattiamo con affetto fin dalla sceneggiatura - precisa Carlo Vanzina - perché sembrano, anzi sono nostri amici, dal momento che li conosciamo e li frequentiamo ogni giorno. Insomma, il nostro è un film ottimista che, per puro caso, viene dopo Gabriele Muccino ed il suo "Ricordati di me", un film che ho visto ed apprezzato anche se l'ho trovato un po' troppo "programmato" nel volerci dare della famiglia un ritratto così negativo». «Anche perché - conclude l'altro Vanzina, Enrico - con il nostro film noi cerchiamo di raccontare che il crollo della famiglia come istituzione è un errore clamoroso, dal momento che in famiglia, anche oggi, ci si può vivere molto bene».
Con i Vanzina è sempre così. O i film vengono molto bene e si meritano l'ambitissimo aggettivo di "cult", oltrechè grandi numeri al botteghino (da «Vacanze di Natale» a «Sapore di mare» a «SPQR») oppure i loro titoli vengono bistrattati da critica e stampa senza alcuna pietà e, a volte, in misura anche eccessiva. Coraggiosamente, da qualche anno, i due fratelli hanno abbandonato il filone sicuro e redditizio dei film di Natale ed hanno scelto la via della commedia, tralasciando la farsa. Con risultati discontinui, e dei quali «Il pranzo della domenica» è certamente il più alto, grazie anche al talento dei suoi attori. I quali rendono alla perfezione il quadro di una famiglia che attraversa gioie e difficoltà, anche grandi, superandole con amore, ironia, tolleranza ed una grande dose di buon senso. Insomma, i film italiani continuano a parlare al pubblico italiano. Che, di fatto, non ne è soltanto lo spettatore, ma anche il vero protagonista. Una legge che «Il pranzo della domenica» rispetta fino in fondo, alla pari con film forse più blasonati ma non per questo più validi od autorevoli nel tentativo di dire la verità su un certo argomento. Magari, scherzandoci sopra. Cosa che i Vanzina sanno fare benissimo.

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