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«Il mio Tg1 da Oscar punterà sui giovani»

Non sogna carriere in Rai, coltiva solo un desiderio: tornare a fare il giornalista sul campo

Ma, questa volta, in qualità di direttore del Tg1, giudicato miglior notiziario nella manifestazione Premio Regia Televisiva che segnala programmi e telegiornali più significativi della stagione. Condotta da Amadeus, la consegna degli Oscar Tv va in onda, questa sera, in prime time, su Raiuno. Rintracciato telefonicamente ieri pomeriggio, mentre, nella sua camera d'albergo, a Sanremo, seguiva le vicende sportive della Lazio, sua squadra del cuore, Clemente Mimun traccia un bilancio dei suoi undici mesi al timone del Tg1 e svela i progetti futuri.
Dal primo maggio scorso, giorno del suo insediamento a capo del Tg1, non è ancora trascorso un anno. Quali sono i motivi del rinnovato gradimento del notiziario?
«Maggiore qualità, freschezza e cambiamento del linguaggio, caratteristiche da poter ulteriormente migliorare. Intanto gli ascolti ci hanno dato ragione: il Tg1 è tornato leader dell'informazione, un ruolo che ha sempre ricoperto perché fondato su 50 anni di esperienza. Dal primo maggio 2002 ad oggi il notiziario è riuscito a mantenersi in testa per ben dieci mesi. L'edizione delle 13,30, inoltre, ha conquistato circa tre punti in percentuale il che significa quasi ottomila spettatori in più».
Perché il pubblico dovrebbe preferire il Tg1?
«Perché è intelligente e racconta gli eventi con immediatezza. Nelle fasi cruciali del conflitto in Iraq , ad esempio, la gente aveva bisogno di notizie provenienti dalle zone calde che i nostri sei inviati hanno fornito in maniera eccellente. Sono certo che proprio tale professionalità dimostrata ha posto le premesse per la conquista dell'Oscar Tv 2004. Basti solo pensare che sono state ben ventidue le edizioni quotidiane del Tg1 andate in onda durante il conflitto».
Ha parlato di ulteriori innovazioni. Vuole scendere più nei dettagli?
«Il Tg1 ha bisogno di una forte integrazione di nuove professionalità, di giovani colleghi, cioè, che si rimbocchino le maniche e lavorino per conferire un'immagine di rinnovata freschezza alla gestione della macchina organizzativa. Se lei mi chiedesse di scegliere tra una squadra di campioni affermati ed una di giovani, io propendo senza alcun dubbio per la seconda, senza nulla togliere alla prima».
Se il Tg1 vince, significa che il Tg5, diretto avversario, dovrebbe rivedere la propria formula per reggere il confronto. È d'accordo?
«Non muterei una virgola del Tg5, notiziario alla cui fondazione ho contribuito assieme ad Enrico Mentana».
Ha deciso cosa farà da grande? Ha, insomma ulteriori ambizioni professionali?
«Ritengo di aver completato il ciclo della mia esperienza professionale in Rai, con la carica di direttore del Tg1. Dopo aver gestito 106 giornalisti e ventidue operatori, è tale la forza complessiva del notiziario, coltivo un solo desiderio: ritornare a fare il giornalista. Voglio, insomma, occuparmi delle notizie e lasciare a chi verrà dopo di me le responsabilità della direzione. Vede, io sognavo fin da bambino di diventare un giornalista, sono felice dei risultati ottenuti, non ho timore di perdere la poltrona, non ho mai accettato compromessi».
Quali sono i suoi programmi preferiti?
«Amo la Storia in Tv. Seguo i Tg francesi e spagnoli ma non mi sottraggo allo zapping. Non credo che ci siano in questa fase programmi cult in video. In Radio, invece, la mia preferenza va a Fiorello con il suo "Viva Radiodue"».

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