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di ALBERTO LOMBARDO È POSSIBILE conciliare il rispetto per le altrui tradizioni religiose ...

si sarebbe indotti a farlo in modo pregiudiziale, ideologico o emotivo, o ancor peggio a riferirsi ai tempi attuali, che in questa materia hanno ben poco da insegnarci.
Interessanti indicazioni invece ci vengono fornite, ancora una volta, dall'antica Roma. Essa fu un mirabile esempio (per molti secoli almeno) di come la specificità religiosa possa essere conservata e coltivata nel rispetto delle altrui credenze. Questo è quanto ci spiega, con molti esempi edificanti, un nuovo libro sull'argomento del professor Renato del Ponte, da lunghi decenni uno dei più appassionati studiosi della religiosità romana («La città degli dei. La tradizione di Roma e la sua continuità», Ecig Genova, 210 pagine, 15 euro). Nel libro sono riuniti una trentina di suoi articoli e saggi, pubblicati nell'arco di circa un ventennio, suddivisi in sezioni tematiche. Tra queste, le più significative sono probabilmente «Culti, simboli e immagini», che è una vera miniera di intuizioni significative, e «Lessico e diritto arcaico». I vari articoli che compongono quest'ultima sezione convergono nel mostrare il nodo che strettamente legava, in epoca arcaica, la sfera del sacro a quella del diritto, le cui strutture portanti hanno poi giocato un ruolo fondamentale sullo sviluppo dell'intera civiltà occidentale.
Ciò vale infatti non soltanto per le principali istituzioni del nostro diritto, veicolate dalla giurisprudenza medievale, ma anche per la stessa religione cristiana, che ha assorbito tanti elementi e «strutture» di quella romana (come di molte altre, del resto). Per esempio, il «pontefice» e la «curia», le parole «sacro», «santo» e «religioso», molte caratteristiche di santi e di beati e innumerevoli altre cose ancora hanno le radici profondamente immerse nel mondo religioso e spirituale romano (e ancor prima in quello indoeuropeo).
Alla domanda circa cosa possa identificare la "visione del mondo" che specificamente caratterizza la religiosità romana e quali ne siano gli elementi salienti, del Ponte ha così risposto: «Consiste nella comprensione che tutto quanto ci circonda, in misura differente, partecipa del divino».
L'autore sostiene che la grandezza cui Roma giunse fu dovuta, in ultima istanza, proprio al «patto primordiale» (pax deorum) stipulato alle origini della città e voluto ribadire nel tempo dai suoi cittadini con la perpetua scansione del rito. Così Del Ponte, intendendo in questa singolare accezione la religiosità romana, giunge ad auspicare una ripresa dell'autentico «spirito» della romanità. E ci avverte che se anche ormai da tanti secoli la pax deorum, la concordia civile con gli dei, è andata perduta, pure il risorgere di una simile attitudine «religiosa» potrebbe ancora favorire una ripresa del migliore spirito di Roma antica.

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