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di ENRICO CAVALLOTTI LA PACE non è assenza di guerra: è una virtú, uno stato d'animo, una ...

Cosí osserva il pensatore nederlandese Baruch Spinoza nel troppo poco letto e studiato «Tractatus theologico-politicus», condannato non a caso nel tardo secolo decimo settimo e dai protestanti e dai cattolici. Con spirito e motivazione non dissimili da quelle parole, in occasione dei settecento anni dell'Università «La Sapienza» di Roma, è stato diretto da Riccardo Muti, a capo della Filarmonica della Scala, il «concerto per la pace e la fratellanza fra i popoli» nell'Aula Magna dell'Ateneo quirite.
Assai ci piace che il compositore scelto dal maestro per la celebrazione sia stato Mozart: colui che fece del linguaggio dei suoni l'espressione sensibile del concetto di «armonia» - l'opposto del caos, e della guerra - e che in tal modo segnò il periodo classico della musica. D'altronde, ogni età «classica», da Fidia a Canova, coltiva l'ideale dell'armonia: essendo, per contro, il mondo d'oggi età di grave decadenza: rischio d'una precipite dissoluzione dell'umano nel vortice della barbarie.
Abbiamo del Salisburghese riascoltate la deliziosa «Serenata in si bemolle maggiore» (KV 370a) per fiati e la magistrale «Sinfonia n. 41 in do maggiore» (KV 551). Non una mera esecuzione mozartiana, bensí, in virtú del direttore scaligero e del suo strumento, la catarsi d'un sentimento fattosi equilibrio, proporzione e misura: quale un canone estetico della Grecia del quinto secolo. Ché da tempo Muti reca Mozart su plaghe d'una purità tale da soffonderlo di melanconía.
Anche gli studenti universitarî in attesa fuori dell'Aula Magna sono entrati e, dopo polemiche e slogans e esposizioni di manifesti pacifisti, hanno ascoltato il concerto introdotto da un giornalista.
In vero, prima di prender la bacchetta il maestro ha rasserenato i bollenti spiriti degli studenti: «Noi musicisti siamo venuti in quest'Aula non già a "festeggiare" ma per portarvi il genio di Mozart: uomo che piú d'altri ha conosciuti il dolore, l'anelito alla libertà. Io stesso mi son fatto numerosi nemici per esprimere il mio dissenso dalla situazione culturale del nostro Paese. Sono sicuro che voi, in fine, otterrete di realizzare ciò che volete, nel segno della giustezza e della giustizia. Volete ora ascoltare?» Sul silenzio assoluto è scesa la musica sublime.

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