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Parigi la superba ora dorme sugli allori

CULTURA E TURISMO


Ma andiamo per ordine. Venti città d'arte italiane (da Torino a Catania) a Parigi. L'appuntamento è per il due giugno alla Foire Saint Germain nel Palais d'Exposition della Mairie del 6° Arrondissement. Per 45 giorni, provenienti dalle raccolte civiche, saranno esposte 40 fra le più belle tele che raffigurano le Piazze d'Italia. L'accordo è stato raggiunto a Parigi nel corso di un incontro fra una delegazione di Assessori dell'Associazione delle Città d'Arte e Cultura e il Presidente della Mairie (l'equivalente dei Municipi della città di Roma ma con un maggiore grado di autonomia), con la collaborazione della nostra Ambasciata e dell'Istituto Italiano di Cultura di Parigi. Un'occasione per promuovere le città italiane ed il loro patrimonio all'interno del Festival storico di Saint Germain che nel 2002 ha totalizzato, in poco più di un mese, 150 mila visitatori.
E «Le Piazze d'Italia» saranno l'evento clou del Festival. Un buon successo che, per essere confermato, dovrà sottoporsi alla verifica dell'accoglienza dei parigini abituati a giudicare con severità tutto ciò che arriva nella loro città ed è stato prodotto da altri. Consapevoli come sono della loro storia, della loro cultura, del grande patrimonio che, a volte con ostentazione, mostrano ai visitatori di tutto il mondo. Infatti, nonostante la guerra ed il crollo del turismo, tutti i principali musei, a partire dal Louvre, mi sono parsi affollati, frequentati da turisti di ogni dove. E' capitato anche di dover tornare due volte per poter visitare la mostra dedicata a Chagall, aperta il 23 marzo, alle Galeries nationales del Grand Palais, realizzata in collaborazione con il Museum of Modern Art di San Francisco. Del grande precursore del surrealismo sono esposte 179 opere divise in cinque sezioni, dagli anni in Russia agli anni in Francia. L'esposizione presenta un insieme di opere selezionate in funzione di ciò che i curatori ritengono essere stato il rapporto tra Chagall e l'arte moderna da un lato e dall'altro il rapporto con i temi tradizionali della pittura. Per evidenziare questo rapporto sono scandite delle tappe in relazione al cubismo, al surrealismo, al tema del paesaggio o del ritratto. Il racconto quindi di un itinerario personale per evidenziare le tappe della costruzione di una estetica «chagalliana» che evidenzia un artista paradossale e libero che ha contribuito a dare un senso «messianico» all'arte. Una bella mostra. E così la «vecchia signora» vuole dimostrare che non demorde.
Parigi, un tempo al centro della modernità, dell'innovazione, della ricerca, mi è parsa quasi ripiegata su se stessa. Non ci sono più in giro i grandi cantieri degli anni '80, né per nuove costruzioni ardite né per completare grandi opere di restauro. Da qualche anno è stata soppiantata da Berlino, non a caso eletta capitale dai giovani di tutto il mondo. Persino Londra, con la nuova Tate Gallery, realizzando uno straordinario capolavoro architettonico e un centro culturale di profilo internazionale, ha mantenuto un collegamento, un filo di relazione con la modernità, la ricerca. Così come Roma che, prima con le opere per il Giubileo e oggi con alcune straordinarie realizzazioni (dall'Auditorium al nuovo Centro per le Arti Contemporanee), è riuscita a coniugare la sua storia con la modernità senza soluzione di continuità. Parigi no. E' come se ci fosse stata una cesoia fra gli anni '80 e l'ultimo decennio. E tuttavia raccoglie ancora i frutti della lungimiranza di uomini di governo che, puntando molto sul patrimonio culturale, ne hanno fatto la grande capitale che abbiamo ammirato in questi ultimi decenni. In questo resta una «grande maestra».

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