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«TUTTI I VIVI ALL'ASSALTO»

Gli alpini a Nikolajeva pagina eroica e dolorosa

Con la battaglia finale del 26 gennaio che consente alle truppe italiane, in ripiego sul fronte russo, di rompere l'accerchiamento messo in atto dalle truppe dell'Armata rosa. Una battaglia entrata a pieno titolo nella storia e che oggi i superstiti ricordano ancora per rendere anche un omaggio doveroso a quella gioventù che si immolò. Anche perché in quella battaglia - come ricorda di recente il Presidente Ciampi - fu «scritta una pagina di eroismo e umanità». Neve rossa sul Don in quei brutti giorni, all'arma bianca contro i cannoni, cariche di cavalleria contro carri armati. L'armata italiana conta 230 mila uomini suddivisi in 122 battaglioni; le ostilità contro di noi cominciano con 2000 cannoni, lanciarazzi katiuscia, carri armati e battaglioni di «guardie». Dopo giorni e notti di marce e combattimenti sotto gelo e tormenta, i nostri soldati riescono ad aprire una porta verso l'Italia. Sul terreno rimangono 74 mila soldati. Fra questi 33.120 sono alpini della Tridentina, della Cuneense, della Julia e della Vicenza, penne nere nell'inferno bianco, con 30 gradi sotto zero. Una pagina eroica e dolorosa della nostra storia mai dimenticata e oggi riscritta da Alfio Caruso, giornalista e scrittore, per mettere in evidenza un'anabasi italiana concretizzatasi con un'indomita resistenza del Corpo alpino in Russia. Pagine che hanno un comun denominatore costituito da una sorta di disperato grido di battaglia: «Tutti i vivi all'assalto», che è appunto il titolo del libro di Caruso. Un'epopea raccontata con particolari toccanti ma che danno l'idea del dramma vissuto in quell'inverno di 60 anni fa nelle gelide steppe russe. Sul costone di Nikolajevka, alle tre e mezza di pomeriggio, scattano gli alpini e i militari di tutte le divisioni e di tutte le armi, tutti uniti dalla disperazione. Perché se non passano è la morte sicura. E così vanno incontro a un terrificante massacro che è anche la loro ora di gloria . In quella morsa di gelo c'è anche l'avvocato Giuseppe Prisco, sì proprio lui, recentemente scomparso. Anche Peppino Prisco, interista e alpino, allora sottotenente della Julia (si arruola volontario nel '42) tra «tutti i vivi all'assalto». Ed è fortunato, perché a Nikolajevka finisce sotto la neve la migliore gioventù italiana mandata in quell'inferno con armi e equipaggiamenti inadeguati, ma con tanto coraggio.
Alfio Caruso, «Tutti i vivi all'assalto»
Longanesi, 386 pagine, 17 euro

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