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Il Lido «tempio» di Liberty e Razionalismo soffocati dal nuovo cemento

Ostia veste alla marinara

Ma non è tutto: perché Ostia, almeno nel terzo e quarto ventennio del secolo scorso, ovvero negli anni Venti e Trenta, per intenderci dalle estreme propaggini Liberty alla mitica stagione razionalista, fu un vero e proprio laboratorio di prestigiosa architettura. Oggi, purtroppo, nel quadro di un esteso degrado urbanistico che riduce il Lido di Roma ad una porzione anonima di periferia romana, queste emergenze architettoniche rischiano spesso di essere trascurate e di sfuggire all'attenzione degli stessi abitanti. Ma si tratta di una disattenzione grave, alla quale è giusto reagire per svariati motivi: perché la diffusa conoscenza e l'apprezzamento di un patrimonio architettonico moderno (che risulta, notoriamente, il più esposto alle manomissioni) costituisce la prima garanzia di tutela; perché il patrimonio in questione, per l'intrinseca qualità e per il nome dei progettisti, è di tutto rilievo; e poi perché la giusta valutazione di un determinato contesto architettonico ne alimenta il sentimento di appartenenza.
Una breve «passeggiata» tra le emergenze architettoniche di Ostia può iniziare proprio dalla sede dell'attuale XIII Municipio (già Palazzo del Governatorato) e riconosciuto centro civico. È un edificio costruito tra il 1926 e il '28, progettato da un architetto di tutto riguardo, Vincenzo Fasolo, che lo calò in uno stile storicistico, utilizzando per i paramenti esterni l'associazione di tufo squadrato e di travertino.
Opera conclusiva di una carriera progettuale che aveva espresso il meglio di sé nella stagione Liberty, la chiesa Regina Pacis e l'annesso complesso religioso (1918-'28), si debbono invece a Giulio Magni, l'architetto che a Roma, proprio in quegli stessi anni, aveva ideato il colossale Ministero della Marina al Flaminio.
Altro edificio di grande rilevanza e d'indubbia originalità, specie nel celebre porticato circolare, è l'edificio postale opera di Angiolo Mazzoni (1934), autore di molti notevolissimi edifici postali e stazioni ferroviarie in tante città italiane, e che può essere considerato come il maggior esponente in campo architettonico del secondo Futurismo.
È poi la volta di un gruppo di villini e palazzine, stilisticamente sospese tra Déco e incipiente novecentismo: il villino di via dei Fabbri Navali (arch. Silvio Di Veroli, 1929), la palazzina con andamento curvilineo di Piazza dei Ravennati (arch. Mario Marchi, 1928), le palazzine di Piazza Regina Pacis (Luigi Moretti, 1928). Molti sono stati recentemente restaurati. Restituendo a Ostia un po' di quella piacevolezza che aveva perduto. Fallimentare invece la «trovata» fatta qualche anno fa dal Comune di Roma: che sistemò gruppi di palme sul lungomare. Gli esotici alberi non hanno attecchito. E offrono la triste vista dei grandi remi secchi.
Un ruolo di grande importanza è naturalmente rivestito da strutture balneari: l'ex Colonia Marina Vittorio Emanuele III al Lungomare Toscanelli, progettata da Vincenzo Fasolo (1932), il tuttora affascinante nella sua purezza razionalista Stabilimento balneare Caio Duilio di Luigi Moretti (1937-'39), l'ex stabilimento balneare Rex di Enrico Del Debbio (1934-'36), purtroppo gravemente danneggiato dagli eventi bellici, e ricostruito con marcate difformità con il progetto originario. Anche un gruppo di edifici a destinazione pubblica merita di richiamare l'attenzione di un osservatore non distratto: è il caso della bella scuola elementare Garrone a Corso Duca di Genova di Ignazio Guidi (1934), la Scuola sottufficiali della Guardia di Finanza di Corrado Viettone (1938), l'ex Casa del Balilla a Corso Duca degli Abruzzi (di Paolo Benadusi, 1936), e l'ex Collegio IV Novembre per gli orfani dei lavoratori del mare (Giuseppe Boni, 1934-'36) che, in realtà, ben più che per il pregio architettonico, si segnala per l'importanza artistica, conservando le opere d'arte visiva più rilevanti di Ostia, le pitture murali che vi realizzò (e non concluse, perché proprio a Ostia morì nel 1936) il grande scrittore, incis

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