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Dall'educazione oxfordiana alla grande narrativa europea

L'esordio è sperimentale, ma ben presto il romanzo tradizionale la conquista con «The Sandcastle» del 1957, storia di un adulterio fin troppo tendente alle lagrime: non cambia registro con il successivo «The Bell» dell'anno dopo, ma qui la trama si snellisce, e il discorso della scrittura si apre audacemente verso percezioni nuove e sorprendenti, frutto di una fervida fantasia poetica che fa ruotare il mistero della vicenda attorno ad una campana sommersa di un'antica comunità benedettina: con un sottinteso forse un po' troppo disvelato, poiché la voce della campana, in fondo, è quella della verità. Via via la narrativa della Murdoch si carica di simbologia in «A Severed Head», del 1961, in cui la lezione degli «hungry young man», così contigua a quella della «beat generation» d'oltreoceano, colora la prosa di bagliori inconsueti rispetto agli esordi. C'è un recupero parziale della tradizione nel percorso irregolare della Murdoch, poiché nell'«Unicorno» del 1963 e specialmente nel testo più noto della sua maturità, «Il sogno di Bruno» del 1969, che comparve due anni dopo in versione italiana, come in «Un uomo occidentale» del 1971, tradotto da noi sei anni dopo, la norma del grande romanzo d'occidente viene pienamente recuperata. Ma le radici evidentemente preesistevano e lo comprova l'inedito che ora appare in Italia.
W. M.

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