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Sala S. Cecilia, il rischio dell'amplificazione fissa

Il concerto del 14 marzo scorso di Ivano Fossati (nella foto) fu pesantemente condizionato da un'acustica che penalizzò soprattutto la voce del cantautore genovese. Spontanea sorse la domanda: ma quell'ambiente è adatto a ospitare concerti di musica amplificata? Forse, azzardò qualche addetto ai lavori, i tecnici del suono di Fossati si sono fatti prendere alla sprovvista e non hanno adeguatamente "tarato" l'impianto di amplificazione, rispettando le esigenze acustiche della sala. In effetti il team di Luciano Ligabue, messo sull'avviso, ha lavorato per alcuni giorni all'Auditorium e il concerto del rocker emiliano, gran parte del quale peraltro in chiave acustica, giovedì scorso è scivolato via senza gravi pecche anche se certi riverberi, soprattutto dei bassi, fanno pensare più a una acustica da palasport che da teatro.
Non a caso, infatti, Musica per Roma, la società che ha in gestione la nuova struttura del Flaminio, ha già annunciato che in estate si lavorerà nella sala Santa Cecilia. «Quel grande ambiente - sostiene la società - è stato studiato e costruito per ospitare musica classica, sinfonica o cameristica, che viene eseguita con strumenti acustici. Usando apparecchiature di amplificazione cambiano i parametri». E allora, sostiene Musica per Roma, non resta che rivedere la questione con lo Studio Muller, il team tecnico che ha progettato il suono per l'insieme del Parco della Musica. Il tutto per dotare la Santa Cecilia di un impianto di amplificazione fisso di altissimo livello che rispetti la resa acustica della sala «per preservare l'immagine dell'Auditorium come luogo d'eccellenza».
Insomma gli artisti che da settembre in poi vorranno esibirsi nel prestigioso scenario della più grande delle sale progettate da Renzo Piano, dovranno adattarsi ad utilizzare apparecchiature e fonici "imposti" dalla struttura. Accetteranno? Conoscendo la bizzaria e lo snobismo di certi artisti rock, soprattutto stranieri, una situazione del genere non sarà certo "digerita" con facilità. E in tanti preferiranno girare al largo dal Nuovo Auditorium penalizzando così ancora una volta il pubblico romano, già considerato di "serie B" per la cronica mancanza di spazi in cui ascoltare rock e derivati. E poi resta in piedi il problema per i concerti già programmati da qui sino alla fine dell'estate. Per i prossimi tre appuntamenti (Jakson Browne, Noa e Wim Mertens) il problema non si porrà, visto che la rassegna «Gli angeli sopra Roma» ha preferito dirottare i tre artisti alla Sala Sinopoli, che aveva superato a pieni voti l'esame acustico a febbraio con l'esibizione perfetta di Tracy Chapman. Per chi non vorrà rinunciare alla Santa Cecilia, Musica per Roma promette «un'assistenza specializzata». E, sprattutto, fonici e tecnici degli artisti dovranno lavorare il doppio.
Di fronte a tutte queste polemiche, comunque, resta non poca amarezza nel constatare che una struttura nata e pubblicizzata come adatta a ospitare tutti i tipi di musica, in realtà è risultata paurosamente carente nei confronti di un genere, quello pop-rock, che pure richiama tantissimo pubblico disposto anche a pagare prezzi certo non popolari. Ottenendo in cambio un prodotto che di "eccellenza" ne ha ben poca.

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