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IL 2003 è stato dichiarato «l'Anno Europeo delle persone con Disabilità», così Luca Vendruscolo, dopo alcune esperienze in Tv e come sceneggiatore, esordisce con il film di oggi nella regia di un lungometraggio mettendovi al centro una comunità di portatori di handicap. Insieme con loro, dopo una esperienza personale nel servizio civile, ha tenuto in primo piano anche dei giovani che, appunto, essendo obiettori di coscienza, sostituiscono lì quel servizio militare cui, per età, sarebbero tenuti.
Due gruppi, perciò, i disabili e quelli che li assistono. In una comunità di fantasia, ripresa però in quella reale di Capodarco a Roma, con veri disabili, anche se qualcuno è interpretato da attori, e veri attori nelle vesti degli obiettori di coscienza. Molti casi sono ripresi da situazioni che il regista ha conosciuto da vicino: la responsabile della comunità, che è un severo donnone su una carrozzina, una bella paraplegica che non disdegna il sesso con i giovani che l'accudiscono, un ex criminale diventato tetraplegico dopo un incidente, un ex camionista minato da una grave malattia. Guida l'azione un obiettore, Matteo, sulle prime incapace di inserirsi nell'ambiente, poi persino pronto, alla fine, ad approvarvi delle innovazioni quasi rivoluzionarie (anche se utopiche). Il tono, come già in quell'altro film sui disabili che era «Uneasy Riders» del francese Jean-Pierre Sinapi, è spesso leggero, senza tentare però scopertamente le vie della commedia, e qualche risultato lo raggiunge. Specie sul piano umano. Vi concorrono, anche se poco noti, tutti gli interpreti professionisti.
G. L. R.

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