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Giovanna Mezzogiorno interpreta gli ultimi giorni della Alpi

La malinconia di Ilaria, donna in prima linea

Vicentini Orgnani, con Giovanna Mezzogiorno, Italia, 2003.


ILARIA Alpi, l'inviata della Rai assassinata a Mogadiscio nel 1994 insieme con il suo operatore Miran Hrovatin. Un delitto in cui, nonostante un processo ancora in corso, non si è riusciti a far luce sui mandanti e, tutto sommato, nemmeno sugli esecutori, anche se uno, un somalo, è stato individuato e condannato. Fra le motivazioni sembra che ci fossero due indagini parallele che la giornalista stava svolgendo su un traffico internazionale d'armi e su un illecito smaltimento di rifiuti tossici.
Il film di oggi, diretto dall'esordiente Ferdinando Vicentini Orgnani, pur rifacendosi a un libro scritto anche dai genitori della giornalista, e pur dando spazio alle ipotesi avanzate su queste motivazioni e sui possibili mandanti dell'omicidio, porta in primo piano soprattutto il caso umano, con un disegno attento del personaggio al centro. Racconta così solo l'ultimo mese di vita di Ilaria Alpi mentre conduce la sua inchiesta prima nella ex Jugoslavia e poi in Somalia decisa ad andare fino in fondo anche se, attorno, si imbatte in una fitta rete di omertà che non tarda a svelarle dei pericoli mortali. Da cui poi difatti deriverà la sua fine.
Due linee di racconto, intrecciate fra loro con sensibilità. Da una parte l'inchiesta della protagonista, dall'altra il «dopo», con l'omicidio, i genitori affranti e il funerale, cominciando addirittura, senza le immagini e prima dei titoli di testa, con l'agguato ai danni della giornalista e del suo operatore nei dintorni di Mogadiscio. Quanto si snoda dopo, e quanto fa ritorno a quel momento e agli eventi che vi faranno seguito, non tarda così per far pesare su tutta la storia un'angoscia che, mai dichiarata né gridata, ha come suo sfondo una malinconia struggente cui il film per intero deve il suo clima.
Si ammira perciò, una scena dopo l'altra, la decisione della protagonista di continuare nella sua ricerca nonostante i rischi che vede moltiplicarsi attorno, contemporaneamente, però, ci si imbatte nei dettagli tragici che l'attendono «nel più crudele dei giorni» e si finisce per leggere tutto alla luce di quelli, con adesione sempre più commossa. E anche se, i frequenti riferimenti al prima e al dopo, rischiano qua e là di confondere un po' lo spettatore, li collega e li chiarisce fino al momento in cui vi partecipa, l'interpretazione di Giovanna Mezzogiorno: di una drammaticità sempre intima e intensa.

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