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di CARMEN GUADALAXARA PORTARE il cognome di un mito, è un peso che uccide.

Senza dimenticare mai la lezione del suo migliore maestro. E così dopo la partecipazione al Festival di Sanremo, il cantautore genovese, si racconta nel suo ultimo disco «Un giorno nuovo - Live in studio».
«Avevo proprio voglia di raccogliere in un solo album le cose che ho fatto in questi ultimi dieci anni - svela Cristiano - e per questo ho scelto soprattutto canzoni dell'album "Sul confine", cui io sono molto legato. Volevo rivalutarlo e sentirlo suonato di più rispetto a prima, perché era abbastanza asettico».
Le dodici canzoni contenute nel disco ripercorrono il meglio della passata produzione del polistrumentista, da «L'albero della cuccagna» (1990) con i brani «Natale occidentale» e «Invincibili», al più recente «Scaramante» (2001) con «Lady Barcollando» e «Buona speranza». «Qualche brano l'ho riarrangiato, come "Dietro la porta" e "Canzoni con il naso lungo" - dice De Andrè sorridendo - e quest'ultima canzone nel nuovo album è presente in una versione ironica realizzata in coppia con Elio e le Storie Tese. L'idea è nata per caso - racconta divertito - Elio lavorava nello studio accanto al mio, così ci è venuta la voglia di fare il pezzo insieme e di stravolgerlo. Unico inedito del cd è «Un giorno nuovo», il brano presentato al Festival di Sanremo. «È una canzone d'amore che parla soprattutto di comprensione - spiega Cristiano - di quella comprensione che è alla base di tutto, dei disamori, dei problemi. È con la comprensione che si riescono a capire anche persone diverse, culture diverse, religioni diverse. Questo è alla base della pace».
Una piccola pausa e aggiunge: «Se ci fosse un po' più di comprensione, se si riuscisse a vedere al di là di quello che siamo, senza vederci così magnifici, e a metterci un po' in gioco, non sarebbe male».
Tornando all'album ci si chiede quale sia la sua vera anima: musicista o cantautore? «Sono un musicista. Ma dalla pubblicazione di "Scaramante" e "Sul confine" in poi, vedo che le cose si fondono, anche perché mi piace fare il regista. Quando leggo o ascolto cose non mie, cerco di prendere quelle che mi rappresentano, cerco di collocarle in un discorso. Sono comunque alla ricerca della parola. In casa mia si respirava molta poesia mi riesce difficile essere didascalico. Con il passare degli anni poi ho creduto un po' più in me, in Cristiano. All'inizio ogni cosa che scrivevo la cestinavo, ero il primo a far sempre paragoni con mio padre o con De Gregori. Da quando mi sono accettato è diventato tutto più semplice».

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