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«Rachida» una donna contro la violenza

ALGERIA


Madame Bachir Chouikh, cosa rappresenta «Rachida» per il popolo algerino?
«Il mio film è tratto da una storia vera in cui la protagonista, al contrario di Rachida, nella realtà muore. Nella mia sceneggiatura ho voluto invece che Rachida vivesse per diventare l'emblema di tante altre donne che lottano ogni giorno contro il terrorismo. Rachida è una giovane insegnante che vive e lavora ad Algeri: un giorno, mentre si reca a scuola senza aver indossato il velo, viene avvicinata e insultata da un gruppo di terroristi che le ordinano di portare una bomba a scuola. Rachida rifiuta e il capobanda le spara ma, nonostante la grave ferita, almeno nel film, riesce a sopravvivere. Da Algeri si trasferisce poi in un piccolo villaggio dove, contrastando le minacce dei terroristi, continua ad insegnare nella sua scuola».
È questa una delle realtà che si vive oggi in Algeria?
«La protagonista del mio film (nella foto) non è un'eccezione rispetto alle algerine. Però, ne esistono tante che subiscono la tradizione, mentre nell'obiettivo dei terroristi ci sono le donne che affermano la loro indipendenza. Alcuni conservatori mi hanno accusato di voler fare un film contro l'Islam, ma non è vero: semmai, è contro la violenza, quella sociale, tradizionale e del terrorismo».
Quali sono state le reazioni, in Algeria, dopo l'uscita del film?
«Molto positive. L'afflusso degli spettatori che sono andati a vederlo è stato talmente alto che alcune sale, chiuse da quindici anni in Algeria, hanno riaperto per l'uscita del mio film. Da circa tre anni nel mio Paese le cose sono molto migliorate: i morti e le violenze sono diminuite. La gente ha iniziato a ribellarsi ai terroristi e a difendersi con le armi nelle proprie case».

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