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Gesù Cristo un pericolo per l'Impero Romano

INCONTRO ALLA LATERANENSE

Due incontri scientifici lo stanno a dimostrare. Il primo, ieri, era la presentazione della traduzione spagnola (ad opera di A. Fernandez de Bujan e F. Fernandez de Bujan) del volume «Il processo contro Gesù» curato da Francesco Amarelli e Francesco Lucrezi e che attraverso otto contributi rappresenta il punto più moderno della dottrina su questo argomento. A presentare il volume sono stati Francesco Paolo Casavola, già presidente della Corte Costituzionale ed ora presidente dell'Enclopedia Italiana, Amos Luzzatto, presidente delle Comunità Ebraiche Italiane e Gustavo Villapolos, rettore emerito dell'università Complutense di Madrid. A far da corona ai relatori il decano della Facoltà di Diritto civile Gaetano De Simone, Gianluigi Falchi, ordinario di Diritto romano nell'Ateneo pontificio e il rettore Rino Fisichella.
Il secondo incontro, oggi e domani, ha per tema «La concezione cristiana e la concezione ebraica della famiglia». Qui il dialogo si fa più stretto perché a organizzare il colloquio è il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia insieme al Shalom Hartman Institute di Gerusalemme con gli auspici dell'Ambasciata di Israele presso la Santa Sede. Il colloquio così impostato fra cattolici (il rettore Rino Fisichella, Michael Waldstein e Livio Melina) e studiosi israeliani (l'Ambasciatore Yoseph Lambdan, Menaschen Fisch, Noam Zoar) fissa un dialogo sereno e disinteressato. Ma non c'è dubbio che l'incontro più esaltante è stato quello sul «Processo contro Gesù» cui ha preso parte, fatto eccezionale, il presidente delle Comunità Ebraiche Italiane. È noto come, dalle fonti talmudiche in poi, il Processo di Gesù ha avuto sempre più di una forte attenzione da parte della comunità ebraica della diaspora che tende alla comprensione delle vicende della vita di Gesù estendendola fino alle vicende processuali, scandagliando, nelle fonti, le varie posizioni del dibattimento e le scelte normative compiute all'interno della tradizione giuridica del diritto penale ebraico da un lato e di quello romano dall'altro.
L'ampia discussione sorta ha messo in evidenza i seguenti quattro momenti della vicenda processuale cui fu implicato Gesù di Nazareth.
a) Bisogna partire dal titolo "re dei Giudei", la scritta apposta dai Romani alla croce, che diventa causa dell'esecuzione di Gesù. Il che derivava dal supposto grande pericolo che, secondo l'opinione dell'autorità sadducea, poteva risultare da un movimento messianico che spiega anche le misure del tribunale giudaico e gli eventi del processo per certi aspetti soprendenti: la collaborazione fra il supremo tribunale giudaico e il prefetto romano Ponzio Pilato; la cattura di Gesù e l'interrogatorio notturno davanti al sommo sacerdote nella notte di Pasqua; la convocazione dei membri del Sinedrio nella primissima mattina della festa degli Azzimi e la consegna di Gesù al tribunale romano; la condanna infine alla flagellazione e la sua crocifissione proprio durante questa festa.
b) Restano per questa ragione singolari certi dettagli come l'interrogatorio dei testimoni e le parole sul Tempio da essi citate; la confessione messianica di Gesù che viene appunto condannata come tale e che, per la concomitanza con cui viene espressa nel dibattito sembra come estorta al Nazareno; il genere di scherni e di maltrattamenti cui Gesù viene sottoposto e che mal si adattano alla stima e al rispetto che comunque la comunità farisaica pur critica nei suoi confronti aveva sempre avuto; l'oltraggio del crocifisso sul Golgota; il "privilegium paschale" che sembra essere utilizzato "ad usum delphini", avendo cioè la consapevolezza fin da principio che la folla avrebbe comunque scelto Barabba; la crocifissione insieme a due briganti che la dottrina ritiene dichiaratamente zeloti.

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