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Caro Crick, credo allo spirito dei protoni

Un altro scienziato qualche tempo fa asserì qualcosa di contrario, ma anche di analogo: di aver individuato i neuroni del cervello che producono l'«effetto anima», ossia l'autocoscienza e il senso morale dell'uomo.
Come ribattere a queste voci positiviste, sempre più rare, ma ancora affioranti? Affermare che l'anima c'è, che Dio esiste, sarebbe opporre un dogmatismo a un altro, continuare la battaglia ideologica che caratterizza secoli e secoli di cultura; e sarebbe anche assecondare e alimentare quella radicale partigianeria delle idee, che oggi si è soliti combattere con grande violenza verbale (e a volte persino fisica) che caratterizza ogni dibattito dei nostri giorni, e quello politico in modo particolare.
Che Dio e l'anima abbiano un'esistenza reale, ontologica sono conclusioni che appartengono agli uomini di fede. Che sia vero invece il contrario è affermazione altrettanto dogmatica dei materialisti, che tra l'altro amano definirsi «atei», mentre sono, secondo me, piuttosto panteisti inconsapevoli, che non hanno riflettuto bastantemente sul problema. Per natura e carattere io non sono né dogmatico, né fideista, né ho attitudini partigiane. Uso le idee e le parole non per puntellare dogmi traballanti, ma per ripresentare a coloro che sono troppo sicuri di sé la convinzione che il Reale è un infinito mistero, e che in esso tutto è possibile. Ad esempio, secondo me, e secondo alcuni fisici spiritualisti, il dogma positivista che esiste soltanto la materia, ciò che possiede massa e spazialità, è in pieno sfacelo. La materia è la risultante di una sintesi, di estrema complicazione strutturale; di particelle materiali, infinitamente piccole, organizzare in campi magnetici piccolissimi (gli atomi), in catene molecolari, o in sterminati campi gravitazionali da forze che non hanno né massa né dimensione, ma solo intensità. Esse sono la «forza elettromagnetica debole», la forza elettromagnetica forte e la gravità. Queste energie sono legate alle particelle materiali (elettroni, protoni), ma non si confondono con esse. Poiché non hanno le caratteristiche delle cose materiali, sono affini a ciò che filosofie e le religioni chiamavano «spirito». Esse rendono credibile la dimensione dello spirito, su basi non dogmatiche, ma scientifiche. Anzi fisici, astrofisici e matematici da molti decenni ci vengono dicendo che nell'universo sono possibili e pensabili non solo le dimensioni dello «spazio», cui Einstein ha aggiunto il «tempo», ma anche moltissime altre. Non è verità certa, dimostrabile. Ma è una possibilità reale, che tutte le persone di buonsenso e di mente elastica dovrebbero accettare. La dimensione spirituale non è certa, ma è senza dubbio possibile. Perciò l'anima e Dio, inteso come Puro Spirito, come Necessità intima del reale, possono esistere.
Nella questione c'è un altro aspetto da considerare. La mia metafisica è questa: tutto è mistero, e quindi tutto è mito. Ma vi sono anche metafisiche d'altro tipo. Quella nominalistica, ad esempio, che appartiene anche ad un grande intelletto come Umberto Eco. Per Eco, e i nominalisti moderni, tipo Wittgestein, soltanto le parole hanno realtà. «Il nome della rosa» termina con queste parole: «Nomina nuda tenemus? Certe entità esistono, ed hanno efficacia pratica su di noi, perché la nostra mente tiene in gran conto i concetti e le parole che le esprimono. Tra queste si possono collocare anche l'anima e Dio. Chi continua a credere ad essi non dogmaticamente, ma semplicemente tenendoli in gran conto dentro il suo orizzonte mentale, è, molto probabilmente, un cittadino di moralità molto più alta di quelli che credono che la realtà si risolva in un cieco gioco di forme materiali, dentro le quali non v'è alcuno spazio né per l'anima né per Dio, la misteriosa Scatola Nera del Cosmo.

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