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I conduttori del programma radiofonico «Il ruggito del coniglio»

Dal prossimo 5 aprile saranno al timone di un nuovo, particolare, varietà di terza serata su Raitre. Dodici le puntate previste. Il titolo, ironico, secondo lo stile minimalista dei due giovani umoristi, è «Dove osano le quaglie». La notissima coppia radiofonica occuperà la medesima collocazione oraria che fu di Corrado Guzzanti e di Antonio Albanese all'interno del progetto «Satira su Raitre» voluto da Paolo Ruffini, direttore della terza rete. Ed a più breve scadenza i due nuovi conduttori televisivi, per i quali, però, la Radio rimane un appuntamento irrinunciabile, annunciano una particolare iniziativa itinerante del loro programma quotidiano.
Dunque, Dose e Presta, «Il ruggito del coniglio» si prepara ad uscire dalla tradizionale sede di via Asiago, per approdare nelle principali stazioni italiane?
«Dal prossimo lunedì 31 marzo abbiamo in programma una lunga settimana durante la quale, ogni giorno, andremo in onda da una diversa stazione, dal Nord al Sud, passando per il centro dell'Italia. Il primo appuntamento sarà dalla stazione Porta Nuova di Torino. Il giorno successivo ci spostiamo a Milano, mentre mercoledì saremo accolti alla stazione Santa Maria Novella di Firenze. Giovedì ci trasferiamo a Napoli. E venerdì chiuderemo il ciclo dalla Stazione Termini di Roma. Allestiremo una postazione particolare da cui trasmettere le puntate speciali de "Il ruggito del coniglio" ognuna delle quali affronterà anche tematiche legate alla città di cui saremo ospiti. Gli spettatori, per partecipare, possono chiamare al numero 06-3215574. Il motivo della particolarissima "tournée" consiste nel desiderio di incontrare la gente in luoghi di grande affluenza e di creare uno spirito di gruppo al di fuori del chiuso di via Asiago».
Perché anche voi avete ceduto alla lusinga del video e soprattutto del varietà?
«Intanto sono già 25 settimane che, all'interno del programma mattutino di Raitre "Cominciamo bene" commentiamo i fatti del giorno alla nostra maniera. L'approdo ad un programma tutto nostro ci è sembrato lo sbocco naturale dopo che Paolo Ruffini, direttore di Raitre, ci ha proposto di concludere il ciclo di trasmissioni satiriche iniziate lo scorso settembre. "Dove osano le quaglie" sarà in sintonia con il nostro stile, in una terza serata televisiva nella quale avremo la possibilità di avvicinare una differente fascia di spettatori».
Ma il varietà televisivo sembra in crisi profonda. A che cosa ne attribuite il recente, scarso, gradimento di pubblico?
«Certamente esiste un motivo specifico. Che intravediamo nella differente maniera di fruizione del piccolo schermo da parte del pubblico. Un tempo la Tv rappresentava una sorta di totem, il Verbo in cui credere ciecamente. Oggi la multimedialità ha scardinato questo concetto aprendo nuove frontiere di comunicazione».
Da otto anni siete al timone de «Il ruggito del coniglio». È cambiato il modo di comunicare attraverso la satira e l'umorismo?
«Il nostro obbiettivo è far divertire con buon senso e sobrietà, rispettando, soprattutto, le emozioni del pubblico. Cerchiamo di centrare l'obbiettivo anche in questi giorni particolari, durante i quali abbiamo toccato l'argomento guerra, dando voce agli ascoltatori che ci stanno inondando di e-mail e fax per comunicare le proprie opinioni. In generale, però, con il trascorrere degli anni, la nostra trasmissione diventa sempre più una palestra di improvvisazione, legata com'è alla stretta attualità. Ogni puntata viene definita sulla base della lettura dei quotidiani che suggeriscono i due temi di discussione con il pubblico da casa. Il resto è affidato alle telefonate della gente».

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