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Tecnici ed esperti chiedono il «bollino rosso» per la tv-spazzatura


Il bollino rosso per il varietà scollacciato, grossolano e scurrile, rappresenterebbe un deterrente per gli autori ed i conduttori, spronati a muoversi sul terreno del buon gusto e dell'eleganza nel timore che la visione del prodotto interessato possa essere sconsigliata ai minori. L'etichetta, infatti, analogamente a quanto avviene per la fiction, è penalizzante: la rete sulla quale il prodotto andrà in onda riduce drasticamente, in presenza di bollino rosso, la promozione e la pubblicità.
Il crescente degrado della qualità che ha investito l'intrattenimento dovrebbe rappresentare il punto di partenza per una «rifondazione del varietà», come auspicato da Stefano Munafò, ex responsabile di Raifiction nel CdA ulivista di viale Mazzini. «Il varietà di oggi è dominato dalla tendenza alla battuta scurrile e volgare che è diventata una moda imperante. Vi si aggiunga l'uso improprio del corpo femminile utilizzato come una sorta di esca per indurre i telespettatori ad abboccare all'amo dell'audience e l'utilizzazione di ospiti troppo spesso non funzionali ai programmi nei quali sono presenti», afferma Munafò. Che continua: «Rifacendomi al notissimo saggio di Popper sulla Tv cattiva maestra, nel quale il filosofo auspicava la specializzazione degli operatori televisivi negli specifici settori di competenza, considero indispensabile, per recuperare la qualità televisiva, rifondare il varietà con scuole in grado di fornire nuove leve di autori. Si risolverebbe il drammatico problema della banalità dei testi, soprattutto per l'intrattenimento in prima serata. Il genere è in crisi profonda, qualche briciola di originalità è reperibile in casa Mediaset solo grazie a "Zelig" ed alla Gialappa's».
«Sarebbe auspicabile un segnale che indichi ai genitori come comportarsi dinanzi a forme di spettacolo apparentemente innocue ma in grado di inculcare modelli negativi nei minori», ribadisce Don Felice Riva dell'Opera don Guanella.
«La Tv penetra nelle case e coinvolge un pubblico eterogeneo non sempre in grado di elaborare il significato del linguaggio e delle immagini. Il rispetto verso i telespettatori dovrebbe essere superiore alla famelica voglia d'audience e dovrebbe convincere autori e conduttori di programmi a contenere il prodotto televisivo nei limiti del buon gusto. Mi riferisco, in particolare a varietà come "Mi consenta" su Canale 5 ed a reality show come "Uomini e donne", condotto da Maria De Filippi ed "Al posto tuo" con Alda D'Eusanio su Raidue. Soprattutto durante le fasce orarie cosiddette "protette" e nella prima serata, il telecomando è a portata dei bambini», ribadisce don Felice che chiede, addirittura, ai personaggi televisivi un atto di coraggio: rifiutare la conduzione di un determinato programma se non obbedisce a specifici canoni di salvaguardia della dignità del telespettatore.
Il religioso, esperto di Comunicazione, si spinge ancora più avanti: «anche un certo tipo di informazione sarebbe passibile di bollino rosso per il modo discutibile con cui vengono affrontate tematiche i cui contenuti non sono adatti per il piccolo schermo», conclude, auspicando che, finalmente il codice per la tutela dei minori possa far rispettare le regole già scritte.
«Io auspico il ritorno al varietà registrato che renderebbe inutile il ricorso a qualsiasi tipo di bollino», afferma Roberto D'Agostino. «La diretta per lo show non è indispensabile, perché il prodotto non è legato all'attualità ed alla contingenza del momento, come invece l'informazione. Una volta registrato il varietà potrebbe essere analizzato in tutte le sue parti per valutare anche la funzionalità dei contenuti e degli ospiti». Infine D'Agostino lancia un invito agli autori del varietà: «È necessario tornare a provare e riprovare uno spettacolo, prima di andare in onda, come un tempo era prassi comune e com

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