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CINQUEMILA SPETTATORI ALLA PRIMA

Dopo i due anni e mezzo di trionfi francesi, belgi e svizzeri, il «Mosè superstar» di Pascal Obisco, finalmente, è approdato sulle scene italiane. A Milano, resterà fino al 12 aprile; dal 19 aprile sarà a Roma, al Gran Teatro, fino all'8 giugno; e poi oltre un anno di tour in tutta la penisola. Atmosfera da gran gala, con veline tv e aspiranti tali in abito da sera, divi rock come Zucchero in prima fila (la figlia Irene Fornaciari cantava e ballava sul palco, nel ruolo di Miryam, figlia di Mosè) e il direttore artistico della versione francese Elie Chouraqui che si complimentava, abbracciando i produttori italiani Guido e Maurizio De Angelis, artefici di questa gigantesca messa in scena da oltre 4 miliardi di vecchie lire. Dato atto del gigantesco impianto scenico, delle scenografie maestose che ben legano con le immagini ambientali dei tre megaschermi sui quali vediamo le sculture di Luxor e della Valle dei re, il deserto del Sinai e il rovo ardente con cui Dio si rivela a Mosè. Registrata la complessità delle acrobatiche coreografie che con 40 ballerini contemporaneamente sul palco si sforzano di evidenziare il senso corale della «più bella storia di tutti i tempi», in azioni relativamente travolgenti, come «la strage degli innocenti», «la fuga dall'Egitto» o «l'adorazione orgiastica del vitello d'oro».
Rimane, tuttavia, incompiuto per questo musical il "miracolo" di trasmettere intense emozioni con il riscatto della schiavitù del popolo ebreo, del suo esodo verso la terra promessa, del lampo di tolleranza e d'amore scaricato dalle tavole dei Comandamenti. E reso onore alle voci del musical, in particolare ai bravi Sergio Moschetto (Mosè) e Barbara Eramo (la moglie Sephora), ma soprattutto all'eccellente Roberto Tiranti (Ramses) per le sue qualità di interprete a tutto tondo, va annotata l'assenza di lirismo, il vuoto epico, di questa messa in scena che punta troppo sul gigantismo scenico, sulle dimensioni e sui grandi numeri, anziché sul graffio della poesia e sul fiato mozzo della commozione.
E fra le canzoni, riunite nel cd Sony Music, per la direzione artistica di Giancarlo Golzi e la produzione discografica di Maurizio Bassi, steso un velo pietoso sul brano dell'annuncio delle tavole sacre, ci piace segnalare il vibrante «Inaccettabile» con cui Nefertari piange il suo piccolo, ucciso dalla vendetta divina.
Pao. Cal.

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