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Reggio Calabria

Casa di cura fallita: sei in manette

Tra gli arrestati anche il presidente della Federlazio Frosinone. Capo del gruppo sanitario Sant’Alessandro, è accusato di bancarotta fraudolenta

Casa di cura fallita: sei in manette

È finito in carcere Alessandro Casinelli, presidente della Federlazio di Frosinone. L'imprenditore, trentacinque anni residente a Sora, e a capo del gruppo sanitario Sant’Alessandro, secondo quanto emerso della indagini portate avanti dagli investigatori della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, avreb- be «distratto» danaro dalle casse della casa di cura «Villa Aurora» provocandone il dissesto.

I finanzieri reggini e la magistratura, a conclusione di due anni di un'intensa attività investigativa, hanno arrestato oltre ad Alessandro Casinelli anche gli ex amministratori della clinica. Parliamo di Giorgio Rea, ex direttore ammininistrativo di «Villa Aurora» e l’avvocato Pietro Domenico Mangiapelo, legale rappresentante: entrambi si sono visti notificare l'ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa di «associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, l’autoriciclaggio e l’omesso versamento di ritenute».

Ad ottenere il benefi- cio degli arresti domiciliari sono stati invece Patrizia Ferri, moglie di Giorgio Rea, Marco Peticca amministratore di alcune società che fanno capo al gruppo Sant'Alessandro e Francesco Margiotta, amministratore di Villa Aurora. Obbligo di dimora invece per il consulente Giuseppe Musto. Altre due persone risultano essere indagate ma nei loro confronti il Gip non ha inteso emettere alcuna mi- sura cautelare. L'arresto di Casinelli e dei suoi più stretti collaboratori altro non è che l’epilogo di una vicenda che hanno riguardato la casa di cura «Villa Aurora».

Le indagini effettuate hanno messo in luce la sussistenza di gravi indizi in ordine ai reati di false comunicazioni sociali, truffa aggravata e appropria- zione indebita aggravata in capo ai diversi soci ed amministratori che, nel corso del tempo, si sono succeduti nella gestione/amministrazione della struttura sanitaria. Centinaia di documenti sequestrati e visionati in 24 mesi di indagine che hanno emergere l’esistenza di una presunta un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati di bancarotta fraudolenta ed autoriciclaggio. «È stato, infatti, dimostrato che le somme indebita- mente prelevate e distratte dalle casse di “Villa Aurora” - si legge nella nota della Guardia di Finanza -, sfruttando il meccanismo dei finanziamenti infragruppo, sono state, in parte, impiegate in altre attività economiche riconducibili ai medesimi indagati (ponendo, quindi, in essere condotte di autoriciclaggio). Le somme sono state infatti impiegate in modo del tutto anomalo, ossia per l’acquisto di testate giornalistiche da parte della capogruppo, la costituzione di pegni per aperture di linee di credito in favore di persone fisiche, l’acquisto di quote di ulteriori società, l’affidamento di incarichi professionali privi di giustificazioni, per rimpinguare le casse di altre società nella disponibilità dei sodali e, addirittura, per pagare il prezzo di vendita delle quote della stessa “Villa Aurora” agli ex soci».

I finanzieri nello stesso tempo sono riusciti a scoprire il sistematico omesso versamento delle somme dovute a titolo di sostituto di imposta per gli anni dal 2012 al 2015. L'intero patrimonio che fa riferimento ad Alessandro Casinelli ed al gruppo «Sant'Alessandro» è stato sottoposto a sequestro preventivo. Dodici milioni di euro che, come prevede la legge, potrebbero essere definitivamente confiscati. In serata l’avvocato Nicola Ottaviani, che assiste Casinelli, ha dichiarato «la completa estraneità del suo assistito rispetto a ogni ipotesi di reato riconducibile all’operato della clinica».

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