paura a lecce

Tenta violenza sessuale due volte a dottoressa di guardia medica

L'Ordine dei medici: proprio la notte dell'Otto marzo

Paziente tenta una violenza a sfondo sessuale contro una dottoressa di guardia medica. E' successo ancora. Una telefonata nel cuore della notte per farsi visitare ma ad attenderlo non c'era un malato. La dottoressa è riuscita a divincolarsi e a sfuggire allo stupro. Ma una volta tornata in sede l'uomo l'ha raggiunta e ha tentato di nuovo di violentarla. Un incubo.  E' successo nel Salento, nella notte della festa dell'Otto marzo. E la dottoressa sfuggita per due volte ad un brutale stupro presta servizio nella Guardia Medica di Taviano, in provincia di Lecce.

A denunciare l’accaduto è Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), che ha voluto far arrivare, attraverso il presidente dell’Ordine dei medici di Lecce, Donato De Giorgi, la vicinanza della Fnomceo «alla collega, all’Ordine, ai medici tutti».

"E' successo proprio l’8 marzo, servono provvedimento concreti - stigmatizza l'ennesima aggressione Anelli - e in più ogni volta che un medico è aggredito - continua - è come se fossero colpiti tutti i medici, come se fosse ferita l’intera professione. Di più, ogni volta è come se il Servizio sanitario nazionale fosse attaccato, disgregato un pezzo alla volta. Cosa farà ora questa collega? Con quale serenità potrà accogliere un paziente che bussa alla porta di un presidio non sicuro, che la chiama nella notte in un luogo isolato? Ogni volta che un paziente aggredisce un medico, altri pazienti ne faranno le spese, e riceveranno cure meno adeguate, più frettolose, magari a distanza. Per questo diciamo che chi aggredisce un medico aggredisce se stesso, e tutti noi».

«Si tratta di episodi di violenza che vanno stigmatizzati con fermezza spiega Ottavio Narracci, direttore generale della Asl - e nello stesso tempo devono essere motivo di profonda riflessione, perché riguardano professionalità tra le più esposte sui territori, dove è più difficile un’azione di controllo e di tutela. Di fronte a fatti così gravi le istituzioni non possono voltarsi dall’altra parte». 

Il presidente dell’Ordine Donato De Giorgi sottolinea che «ancora una volta siamo costretti a  denunciare un atto di gravissima e squallida violenza subita da una collega mentre esercitava la sua professione "in prima linea". Ormai le violenze, le molestie, le aggressioni fisiche e verbali, le intimidazioni ai danni dei Medici sono una vera emergenza», come l’Ordine ha riferito al Prefetto di Lecce in un recente incontro. «Un’emergenza che va ben al di là dei dati ufficiali, in quanto solo in una piccola percentuale vengono denunciati ufficialmente». A questo proposito viene ricordata la vicenda della dottoressa Maria Monteduro, che venne uccisa in servizio. «Quando la violenza viene esercitata su una Collega, forse viene toccato il limite dell’abiezione e dello squallore.  Non  intendiamo tacere: l’Omceo di Lecce si costituirà in giudizio per difendere non solo la Collega, ma la dignità di noi  tutti».

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