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Terrorismo, Interpol: "50 combattenti dell'Isis arrivati in Italia sui barconi"

Sul sito del "The Guardian" i nomi e i cognomi dei foreign fighters tutti tunisini

Francesca Musacchio
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Cinquanta combattenti dell'Isis, tutti tunisini, sarebbero sbarcati in Italia. La notizia arriva dal quotidiano britannico "The Guardian" che, nella versione online, cita una lista divulgata dall'Interpol nella quale sarebbero contenuti nomi e cognomi di foreign fighters arrivati sulle nostre coste. La rotta, però, non sarebbe quella solita dei migranti che partono dalla Libia. Anche le imbarcazioni usate avrebbero altre caratteristiche. Niente barconi fatiscenti, ma solide imbarcazioni di legno, pescherecci in molti casi, guidati da esperti e poi abbandonati sulla spiaggia di Torre Salsa nell'agrigentino. Un tratto di costa dove da mesi, in effetti, arrivano tunisini soprattutto la notte. "Sbarchi fantasma" che consentono ai clandestini di dileguarsi senza essere intercettati dalle forze dell'ordine. Mentre la maggior parte delle partenze sarebbe registrata da Ben Guerdane, città tunisina al confine con la Libia. Nel frattempo il Viminale ha smentito la notizia dicendo che è stato individuato solo "un esiguo numero di persone" e che sono state già rimpatriate. Stando a quanto scritto da "The Guardian", inoltre, la lista con i nomi dei presunti terroristi tunisini è stata consegnata il 29 novembre al ministero dell'Interno italiano, che poi lo ha girato alle agenzie antiterrorismo nazionali in Europa. Il quotidiano britannico riporta anche le dichiarazioni del procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, che spiega come "gli inquirenti non possono escludere che, dietro questi viaggi fantasma, possano esserci jihadisti nascosti fra le persone che si recano in Sicilia". Salvatore Vella, procuratore ad Agrigento, sempre parlando al "The Guardian", aggiunge: "Non sappiamo cosa stessero facendo prima di arrivare qui, non sappiamo davvero chi siano né dove fossero prima di arrivare in Sicilia" ma "certamente ci sono quelli che non vogliono essere identificati. Non vogliono che le loro impronte vengano registrate...Per questa ragione, se sei terrorista, sbarcare ad Agrigento è il modo più sicuro di arrivare in Europa". Ed è proprio lo stesso Vella a porre l'accento sulle imbarcazioni utilizzate dai tunisini, diverse rispetto a quelle in uso ai trafficanti libici: "Le imbarcazioni in cui viaggiano non hanno nulla a che fare con le barche fatiscenti di migranti che arrivano dalla Libia. I tunisini arrivano con barche eccellenti - specifica - solide e guidate da esperti che conoscono bene il mare". 

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