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Il caso di 5 tunisini indagati a Torino

Hanno rapporti con l'Isis ma non possono essere arrestati, per ora

Negata la richiesta di ordinanza cautelare in carcere: hanno ancora 10 giorni per ricorrere in Cassazione

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terrorismo

Cinque tunisini sospettati di aver creato in Italia un gruppo collegato all’Isis e per i quali la procura torinese - dove risultano indagati per terrorismo internazionale - aveva chiesto altrettante misure cautelari in carcere, non possono per ora essere arrestati. Il pm Andrea Padalino aveva richiesto le cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere per gli indagati, che nel frattempo si sono spostati a Pisa, ma il gip, nel giugno scorso, aveva respinto l’istanza, che invece è stata poi accolta dal Tribunale del Riesame al quale aveva fatto ricorso la procura torinese. Le misure, però, non possono essere eseguite perché gli indagati hanno dieci giorni di tempo per fare ricorso in Cassazione e nel caso si dovrà attendere il  pronunciamento della Suprema corte.

"È incredibile, incomprensibile e inaccettabile che un gruppo di sospetti terroristi tunisini, su cui pende da sei mesi una richiesta di arresto da parte della Procura di Torino, non possano essere arrestati per la solita lentissima procedura di ricorsi e di troppi giudici con pareri discordanti. Così da sei mesi queste persone sono libere di girare per il nostro territorio e rischiano di restare ancora libere, fino a quando l’ordinanza di misura cautelare non sarà esecutiva. E potrebbero passare mesi". Questo lo sfogo del senatore Roberto Calderoli, responsabile Organizzazione della Lega. I dati Eurostat inoltre confermano che nel solo 2016 sono stati concessi circa 3,4 milioni di permessi di soggiorno nell’Unione Europea a cittadini extracomunitari. Una cifra record, secondo il centro di ricerche europeo. Rispetto al 2015, lo scorso anno sono stati concessi circa 735.000 permessi di soggiorno in più, con un aumento del 28%. Le principali motivazioni sono "ragioni di lavoro" (25,4%), "ragioni familiari" (23,2%) e "ragioni legate all’educazione" (20,7%). Nella categoria "altre ragioni" (30,7%) rientrano i permessi per protezione internazionale o status umanitario, che rappresentano circa il 14% di quelli concessi nel 2016 a livello Ue.

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